Le voci nel silenzio e la musica Legrottaglie vince anche così

Stadio deserto, l’allenatore sceglie i brani per motivare i suoi calciatori
PESCARA. Le voci nel silenzio e il sound di Live is Life (Vivere è Vita). Il Pescara entra in campo per il riscaldamento accompagnato dal sound della canzone degli Opus. Quella del famoso balletto di Maradona, prima della semifinale di coppa Uefa tra Napoli e Bayern Monaco, nel 1989.
Musica e carica. La playlist del pre-partita è stata scelta da Nicola Legrottaglie in persona, che ha voluto consegnare allo speaker dell’Adriatico la sua mitraglia di “pezzi” per motivare la squadra. Vedendo il risultato finale, sarà sicuramente cosa buona e giusta replicarla alla prossima occasione. Il riscaldamento dei biancazzurri inizia poco prima delle 17,20, ma allo stadio i primi ingressi degli addetti alla sicurezza avviene alle 15 e poi, via via, tutti gli altri. Gli ultimi, si fa per dire, ad entrare sono gli operatori dell’informazione, alle 16,45.
I controlli. All’ingresso ci sono due steward. Il check point serve per evitare il contagio con termoscanner a distanza e saturimetro. E chi ha una temperatura corporea superiore a 37,5° resta fuori. Inoltre, si firma un’autocertificazione dichiarando di non avere avuto sintomi associabili al Covid-19 e di non aver avuto contatti con persone positive al virus negli ultimi 14 giorni.
L’atmosfera. All’ingresso, l’Adriatico, è spettrale. Spalti vuoti, un silenzio assordante. Non sarà la partita del secolo, ma come tutti gli inizi vale tanto. Tantissimo, anzi, perché pian piano anche il calcio può riportare tutto verso la normalità. Il pallone è tornato anche a Pescara. Con la mascherina, ma è tornato. Con il ciuffo biondo del tecnico Nicola Legrottaglie, con il passo scanzonato di Galano.
Con il minuto di silenzio e di rispetto per chi non c’è più, strappato alla terra da quella bestia che di nome fa Covid. Dopo oltre 100 giorni d’astinenza – dalla gara di Benevento dell’8 marzo – e mancanza di segnale dal rettangolo verde. Quella cosa lì, il pallone che divide ed unisce, anche a Pescara, si è finalmente ripreso la scena. All’Adriatico ieri pomeriggio era tutto così strano. Un silenzio enorme all’inizio, con il minuto di raccoglimento e tutti i volti che guardano in basso. I giocatori entrano in campo separati, prima la Juve Stabia e poi il Pescara. E nello stesso modo usciranno dal campo. Immagini che prima d’ora non conoscevamo. I sei raccattapalle (tutti maggiorenni) con rigorosa mascherina. Anche i giocatori in panchina e gli uomini dello staff la portano. Personalizzata o chirurgica, ma la portano. Come i guanti in lattice, diventati parte fondamentale della nuova “divisa d’ordinanza”. La portano anche gli addetti alla sicurezza e i giardinieri che accarezzano e pettinano il manto erboso dell’Adriatico.
Tribuna per pochi intimi. Tra addetti, giornalisti, dirigenti e forze dell’ordine ci sono circa 250 persone accreditate. In tribuna c’è anche il questore Francesco Misiti e Emidio Morganti, il designatore degli arbitri della serie B. Poi il presidente del Pescara, Daniele Sebastiani, I due direttori sportivi Giorgio Repetto e Antonio Bocchetti, la folta pattuglia dei dirigenti della Juve Stabia e tutti i calciatori, infortunati, e non convocati come Palmiero, Bocic e Marafini.
Esultanze e divieti. Inizia la partita, i giocatori si scambiano il gomito, non si avvicinano, ma al primo gol è impossibile trattenere la gioia. Prima tutti vanno ad abbracciare Pucciarelli; alle reti di Zappa e di Crecco l’arbitro fatica a tenere a bada la gioia dirompente dei biancazzurri.
Live is Life. La vita è riniziata. Domani è un altro giorno, il pallone l’abbiamo rimesso sottobraccio.
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