Legrottaglie va oltre: «Chiudiamo tutto, si riparte ad agosto»

Il tecnico del Pescara: «Che senso ha ricominciare soltanto per interessi economici?». E sul futuro: «Vorrei restare»
PESCARA. «Il calcio mi manca, speriamo di tornare presto alla normalità». Nicola Legrottaglie racconta le sue giornate in isolamento a Pescara lontano dai suoi affetti più cari. L’allenatore biancazzurro ieri ha parlato in videochat invitando le istituzioni calcistiche alla prudenza. «Non servono forzature, bisogna ripartire quando la salute sarà garantita». Ha nostalgia del lavoro sul campo e nel frattempo si tiene aggiornato. «Io e il mio staff ci sentiamo in videochat insieme ai dirigenti e ai tecnici delle giovanili e ospiti illustri (nei giorni scorsi sono intervenuti Alberto Zaccheroni e Maurizio Viscidi, ndc) ci confrontiamo su argomenti interessanti. Mi fanno compagnia anche tanti altri amici, visto che mia moglie e mio figlio sono rimasti a Milano, mentre io resto chiuso in casa a Pescara. In ogni caso, a me piace guardare il lato positivo e approfitto di questo periodo per riscoprire me stesso, la quarantena consente di guardarci dentro, io non lo facevo da tanto tempo». Le varie componenti del calcio ragionano sulle possibili date della ripresa. «A me sembra prematuro indicare un giorno preciso. Se tra 15 giorni ci saranno ancora morti e contagi non credo che si possa ripartire, saremmo intimoriti. Ad oggi suggerisco di fermare tutto e iniziare la nuova stagione ad agosto. Dovremmo chiederci il motivo che ci spinge a tornare in campo. Bisogna ricominciare per incoraggiare la gente lanciando un segnale di speranza? Se così fosse saremmo lieti di farlo, ovviamente in condizioni di sicurezza. Ma se il discorso è puramente legato al denaro, beh, in tal caso sono contrario. Abbiamo la possibilità di fare innamorare di nuovo i tifosi che negli ultimi anni si sono allontanati, per questo, ripeto, evitiamo forzature. Giocare tante partite in poco più di un mese, perdipiù senza la presenza di spettatori negli stadi, non mi sembra la soluzione corretta».
I consigli del saggio Legrottaglie difficilmente saranno approvati dai padroni del calcio, impegnati a salvare il sistema. «So che se venissero cristallizzate le classifiche alcune scelte scontenterebbero qualcuno, ma è nella tempesta che si vede lo spessore delle persone. Sarebbe triste avere strascichi nelle aule dei tribunali sportivi. Finora uno dei pochi club che non si è esposto è l’Atalanta, eppure avrebbe tanti motivi per tutelarsi, dal momento che è arrivata ai quarti di finale di Champions League. Alla fine delle consultazioni mi aspetto una grande coesione per lanciare un bel messaggio al Paese». Poi Legrottaglie fa un passo indietro, precisamente all’8 marzo, giorno della partita a Benevento, quando ha pronunciato la famosa frase sui tamponi: «Abbiamo avuto tanti giocatori influenzati e nessuno ha fatto i tamponi».
«Non dovevamo giocare, così come bisognava fermarsi prima a La Spezia, invece addirittura la gara si è disputata a porte aperte. Era una situazione anomala, abbiamo rischiato tanto e per fortuna è andata bene. Purtroppo, spesso in Italia nessuno si muove fino a quando non ci scappa il morto». Negli ultimi anni molte persone hanno puntato il mirino sui calciatori che percepiscono ingaggi milionari e con il coronavirus l’acredine nei loro confronti sembra essersi acuita. «Si è perso un po’ il senso della misura, ma i giocatori sono solo una parte di un’industria che muove interessi economici esorbitanti. Chiaramente, tutti faranno la loro parte per salvare il calcio e speriamo di ripartire con un’immagine più pulita».
Infine, il desiderio di continuare l’avventura pescarese. «È un onore essere qui. Serie A obiettivo futuro? Sarebbe fantastico, ammetto di avere l’ambizione di portare il Pescara in A, ma serve tempo per programmare il grande salto».
Giovanni Tontodonati
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