LIVORNO VERSO IL BARATRO TRA PASSIONE E TORMENTO

10 Marzo 2020

Dai palazzi popolari di Ovosodo fino alle villette liberty del lungomare, Livorno è citta piena di passione. Passione di pugni chiusi, di gente di mare, di amore e lotta per le maglie amaranto della...

Dai palazzi popolari di Ovosodo fino alle villette liberty del lungomare, Livorno è citta piena di passione. Passione di pugni chiusi, di gente di mare, di amore e lotta per le maglie amaranto della sua squadra di calcio. Ha 105 anni di storia, il Livorno, e non se la passa tanto bene: ultima della classifica, a -14 dalla quota salvezza e nel bel mezzo del frullatore che Aldo Spinelli, 80 anni e presidente del club dal 1999, ha deciso di riaccendere pure quest’anno. Via Breda, dentro Antonio Filippini, dopo che Breda lo aveva cominciato, questo campionato, poi depotenziato e affiancato dallo stesso Filippini, poi esonerato e sostituito da Tramezzani, poi rientrato e alla fine (sempre che sia questa la fine…) licenziato di nuovo dopo la sconfitta nel derby contro il Pisa.
Nei ventuno anni della sua gestione, due promozioni in B, tre in A - la prima, quella del 2004, a cinquantacinque anni dall’ultima apparizione nel nostro massimo campionato - ed una storica partecipazione alla Coppa Uefa nel 2006/07, Spinelli ha assunto e mandato via una trentina di allenatori, spesso chiamati e richiamati (quattro cambi nel 15/16) e tante volte annunciato la volontà di passare la mano. “Sono stanco, cerco acquirenti”. Gli anni sono passati, lui è ancora lì anche se un mese fa il cambio di proprietà sembrava fatto: “Il Livorno a Majid Yousif, imprenditore del settore car sharing”. Con la benedizione del sindaco Salvetti e il sospiro di tutti quei tifosi che ormai si auspicavano una ventata d’aria nuova.
Sei partite, due allenatori dopo e il baratro sotto i piedi, il Livorno è ancora nelle mani di Spinelli perché sulle potenzialità di Yousif ci sono molti dubbi e perché il vecchio imprenditore nato in Calabria e diventato “grande” a Genova (con tredici anni di presidenza del club rossoblu) non se la sente di lasciare tanto per lasciare.
Non sono più i giorni di Protti e Lucarelli, la Livorno che riempiva le gradinate dell’Ardenza adesso arranca. E la mitica cerata gialla del suo presidente è chiusa dentro un armadio.
*giornalista Sky Sport
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