Lo sport inizia a valutare la riduzione degli ingaggi

Il ct dell’Italbasket Sacchetti dice sì. Gravina: «Ora non è più un tabù»
ROMA. Lo sport colpito dal coronavirus pian piano si ferma ovunque e affronta problematiche sconosciute, economiche e sociali.
Si apre ad una crisi che se l'emergenza dovesse prolungarsi potrebbe essere devastante e tra i temi centrali c'è anche quello degli ingaggi, tra etica, realismo e lungimiranza. Tra i primi a rompere gli indugi nella discussione è il il commissario tecnico dell'Italbasket, Meo Sacchetti, che si dice pronto a rivedere il suo cachet: «In questo momento la cosa più importante non è certamente lo stipendio ma la salute», dice, rispondendo alla lettera della Fip che annuncia ai suoi collaboratori professionali una «rivisitazione» dei compensi, visto lo stop delle attività. Ma è il mondo del calcio, con le sue cifre da brivido, a trovarsi in prima fila. Il tema in Italia era stato aperto mercoledì dal presidente della Figc, Gabriele Gravina, secondo il quale il taglio degli ingaggi non deve essere un tabù, supportato in questo dallo stesso ministro dello sport, Vincenzo Spadafora, e oggi la questione verrà affrontata in una riunione informale della Lega serie A.
Sul piatto una proposta di decurtazione da avanzare all'Aic e anche all'Aiac, che non hanno alzato un muro, ma sono in attesa di vedere come si evolverà la situazione, consapevoli che un prolungamento dello stop rischia di mettere tutti davanti ad un fatto compiuto: niente eventi, niente incassi e rischio default per la maggior parte dei club. È presto per fare cifre e percentuali, ma da qualche parte si dovrà cominciare. In Germania qualcuno si è già mosso in anticipo. I giocatori del Borussia Moenchengladbach, quarto in Bundesliga prima dello stop del campionato, hanno proposto di ridursi gli stipendi e altrettanto faranno l'allenatore Marco Rose e il suo staff.
Il commissario tecnico della nazionale, Joachim Loew, è anche lui pronto a fare un passo in quella direzione, sottolineando che ora le priorità sono ben altre.
In Svizzera, invece, il club del Sion ha deciso di risolvere la questione in altra maniera licenziando per «cause di forza maggiore» ben nove giocatori, le principali stelle della squadra (tra loro l'ex romanista Doumbia) che pesavano in maniera preponderante sul monte ingaggi e che non avevano accettato la proposta di riduzione dell'ingaggio, una sorta di cassa integrazione al minimo.
L'iniziativa è del vulcanico presidente Christian Constantin, non nuovo ad iniziative controcorrente.
Sul fronte opposto, dall'altra parte dell'Atlantico, una storica società come il Flamengo, che ha annunciato di non voler tagliare gli stipendi ai giocatori né agli altri dipendenti. Pure in Brasile sarebbe consentito, dato che secondo le norme un datore di lavoro può ridurre i salari dei suoi dipendenti «fino al 25%, per cause di forza maggiore».
Angelo Caradonna

