Machìn: in alto col Pescara ma il mio sogno è la Liga

Il centrocampista: «Quest’anno l’aria è cambiata. In futuro tornerò in Spagna»
PESCARA. A Pescara si trova bene e non vede l’ora di dimostrare il suo talento. Ma in futuro José Machìn vorrebbe giocare nella Liga spagnola. Nato in Guinea Equatoriale e cresciuto in Catalogna, a Tarragona, Josè è un figlio della Masìa, il prestigioso settore giovanile del Barcellona. In Italia arriva nel 2015. La Roma lo prende dal Malaga, poi lo cede in prestito al Trapani, al Lugano e al Brescia. Proprio i lombardi domani saranno avversari del Delfino e Machìn prenota uno sgarbo alla sua ex squadra che, nonostante un buon girone di andata, lo scorso gennaio non ha più creduto in lui. Così, Josè è sbarcato in riva all’Adriatico in prestito dalla Roma e a giugno il Pescara lo ha riscattato per 750.000 euro. La mezzala classe 1996, in vista al Centro, svela i suoi sogni e le sue ambizioni.
Machìn, domani tornerà al Rigamonti. Ha voglia di rivincita?
«No. A Pescara mi sono subito trovato bene e non ho sete di vendetta. Certo, la mia esperienza a Brescia è stata molto strana. Avevo giocato tutte le partite del girone di andata con un buon rendimento. Poi, a gennaio, il Brescia ha deciso di non puntare più su di me. Avrà avuto le sue ragioni...».
Che gara si aspetta?
«Molto difficile, perché la società ha tenuto i calciatori dell’anno scorso aggiungendo alla rosa elementi validi, però abbiamo tutte le carte in regola per vincere».
Lei è arrivato quando c’era Zeman, ma col boemo non ha mai giocato. Perché?
«Non so e non gli ho mai chiesto spiegazioni. Se un allenatore mi esclude dalla formazione titolare non chiedo il motivo. Accetto la decisione lavorando ancora di più per riprendermi il posto. E così ho fatto con Zeman».
Il suo rapporto con Pillon?
«È una grande persona e un bravo allenatore. Ci fa stare tranquilli e credo che questo sia il modo migliore di lavorare. Obiettivi? Andiamo avanti con serenità. A marzo, aprile tireremo le somme».
È vero che si è presentato in ritiro in sovrappeso?
«No, vi spiego. Durante la preparazione ho perso tre chili in una settimana perché Rodolfo, il nostro nutrizionista, ci faceva mangiare salse orribili (ride, ndr). Sono andato avanti per due settimane con pasta in bianco e verdure. Ma non è vero che sono ingrassato durante le vacanze».
Cosa le è rimasto degli anni al Barcellona?
«La visione del calcio. Prima di tutto, curano la tecnica e il possesso palla. È il tiki-taka e tutte le selezioni, dalle giovanili alla prima squadra, utilizzano il 4-3-3 eseguendo gli stessi movimenti. Quando ero al Barça, Messi militava nella squadra B, anche se io preferisco Ronaldo: è sempre stato il mio idolo».
Lei ha iniziato col calcio a 5.
«Sì, poi a quello a 11 grazie a mio fratello. Un giorno, doveva stare con me a casa perché i miei genitori lavoravano, però aveva l’allenamento. Così mi portò con sé e quando l’allenatore vide come giocavo mi chiese di entrare nel club».
In futuro tornerà in Spagna?
«Sì, spero al più presto. Il mio sogno è giocare nella Liga. Qui il calcio si vive con esasperazione, mentre in Spagna i toni non sono così accesi. E un giorno mi vorrei disputare la Champions League, una competizione che mi attira molto. Comunque, c’è una cosa che mi piace tanto di Pescara e della serie B in generale. Qui molti tifano la squadra della propria città e poi, magari, sono simpatizzanti di una big. Invece, nella Segunda División (B spagnola, ndr) non c’è il pubblico che c’è in Italia, ci sono pochi club che hanno gruppi ultrà numerosi. Lì, nella stragrande maggioranza dei casi, tifano Real Madrid o Barcellona».
Lei, di Tarragona, è favorevole all’indipendenza della Catalogna ?
«Non sono molto interessato alla questione e, a dir la verità, ultimamente il desiderio di indipendenza è scemato».
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