Martella: «Grinta e arrosticini così ho portato il Brescia in A»

7 Maggio 2019

Il 26enne terzino di Pineto dopo quella col Crotone centra la seconda promozione in carriera «Stagione fantastica, ringrazio Cellino. Non dimentico Pescara. Tornare? Forse un giorno...»

PESCARA. A Pineto, nel quartiere dei Poeti, è nata la sua storia. Il Pescara lo ha svezzato, Zeman nel 2011 non ha creduto in lui, ha salutato il biancazzurro e adesso Bruno Martella è uno dei terzini più interessanti in circolazione. A soli 26 anni ha già centrato due promozioni e ha disputato due campionati di serie A. Dopo quella storica con il Crotone, Martella è stato uno dei protagonisti della promozione del Brescia. «Per me è un sogno», racconta Bruno, che non ha mai dimenticato le proprie origini. «Io sono di Pineto e fiero di essere abruzzese» Da bambino aveva immaginato tante volte la promozione in A con la maglia del Delfino, invece per coronare il suo sogno è stato costretto a cercare fortuna altrove. A 11 anni è entrato nel settore giovanile del Pescara. Per 8 stagioni è risultato uno dei migliori calciatori di prospettiva del vivaio. Perciò, nell’estate del 2011, quando sulla panchina adriatica arrivò Zdenek Zeman, Martella non vedeva l’ora di mettersi in luce al servizio di un allenatore che da sempre aveva creduto nei giovani. Invece, il terzino sinistro venne messo da parte in fretta e dovette salutare la sua maglia biancazzurra.
Martella, qual è il segreto del Brescia promosso in A?
«La forza, la grinta e l’esperienza del gruppo, oltre ad una società solida, ambiziosa e molto organizzata. Abbiamo avuto tutti gli ingredienti giusti per centrare la serie A».
Le differenze tra la promozione con il Brescia e quella col Crotone?
«Totalmente diverse. A Crotone è stato fatto un miracolo perché la squadra era costruita per salvarsi, invece abbiamo vinto il campionato tra lo stupore generale. Il Brescia, invece, è una squadra costruita per vincere ed è stata puntellata a dovere nel mercato di gennaio. Avere in squadra gente come Tonali – un fenomeno tipo Verratti – che vede la giocata almeno 10 secondi prima rispetto agli altri, dei bomber come Donnarumma e Torregrossa e dei giocatori esperti come Dessena, Gastaldello e Romagnoli hanno fatto la differenza».
Parlava di rinforzi arrivati a gennaio. Uno di questi è lei.
«Sì e non potevo fare scelta migliore. Dovevo lasciare Crotone e c’era il Perugia pronto ad ingaggiarmi. Poi, negli ultimi tre giorni di mercato, si è fatto avanti il Brescia che ha acquistato il mio cartellino. Cellino con questo gesto mi ha fatto sentire di nuovo un giocatore importante e lo ringrazierò per sempre».
Quanto ha inciso Corini?
«Tantissimo. È una persona che trasmette una serenità incredibile. È un grande allenatore ed è bravissimo nella gestione del gruppo. Con lui mi sono trovato alla grande, calcolando anche che nel suo staff c’è Stefano Olivieri (ex difensore di Pescara e Chievo, ndr) che è di Giulianova».
Un po’ d’Abruzzo anche a Brescia.
«Sì, menomale. Anche uno dei collaboratori di Cellino, Stefano Cordone, che lavora in società, è di Giulianova. Mi hanno già chiesto di portare su gli arrosticini».
Lo farà?
«Sono in arrivo un migliaio di arrosticini per squadra e società. Li cucineremo allo stadio dopo la partita con il Benevento. Uno dei miei più cari amici, Mattia, si sta già organizzando per portarmeli. Tra l’altro lui è tifoso del Pescara e mi chiede sempre se un giorno tornerò al Delfino».
Lei ci spera?
«A Brescia sto da dio, ho 3 anni di contratto e voglio aprire un ciclo con questa maglia. Un giorno non so cosa succederà, non ci penso. Vedremo...».
Pescara è casa sua. Vero?
«Sono cresciuto nel settore giovanile e ho trascorso 8 anni della mia vita in quella società. Mi è dispiaciuto solo per non aver fatto l’esordio in serie B nell’anno di Zeman. Il boemo forse non mi vedeva pronto ed io ero ancora parecchio acerbo».
Pinetese, cresciuto nel Pescara, che ha girato tanto prima di trovare la propria dimensione.
«Non rimpiango nulla. Pescara mi ha cresciuto, Crotone mi ha consacrato e Brescia mi sta facendo sentire un giocatore importante. Le radici, però, non si dimenticano. Sono legato alla mia terra, ho comprato casa a Pineto e tra due settimane io e mia moglie Natasha torneremo nel nostro nuovo appartamento a due passi dal mare».
I suoi maestri chi sono?
«Juric mi ha fatto fare il grande salto, mi ha fatto diventare cattivo e determinato. Nicola il mio maestro per la fase difensiva e Zenga, invece, quello che ha completato la mia crescita nella fase offensiva».
Del Pescara che idea si è fatto in proiezione play off?
«Non saprei. È una squadra rivelazione e i play off sono un terno al lotto. Ora mi godo solo la promozione del Brescia».
Questa promozione a chi la dedica?
«A mia moglie Natasha che mi sopporta da 5 anni. Lei è di Jesolo, ci siamo conosciuti a Pescara una sera d’estate e non ci siamo più separati. Siamo sposati da tre anni».
Vacanze?
«Sicilia, Sardegna, Jesolo e Salento. Faremo dei weekend al mare e poi ci godremo Pineto». (l.d.m.)
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