Milan, closing in bilico ma i cinesi sono fiduciosi

4 Marzo 2017

La trattativa per la cessione del club rossonero si complica, Berlusconi irritato Gli azionisti di minoranza protestano. Oggi la squadra di Montella sfida il Chievo

MILANO. Ora tutto può davvero succedere. L'infinita trattativa per la cessione del Milan si complica ogni giorno di più ed è appesa a un filo. Saltato per la seconda volta il closing per mancanza di fondi, i cinesi di Sino-Europe Sports hanno pochi giorni di tempo per tenere vivo l'affare. Per ora la società in una nota ha manifestato «il proprio disappunto per ritardi dovuti a cause al di fuori del suo controllo» assicurando di essere «fortemente impegnata a continuare a lavorare con Fininvest per raggiungere il closing il prima possibile e che un dettagliato piano di investimenti è già pronto».

Silvio Berlusconi viene descritto irritato, soprattutto con i cinesi. Intanto ha dato il via libera ad andare oltre la scadenza della trattativa in esclusiva fissata per ieri, a certe condizioni. È disposto a concedere una seconda proroga di 30-35 giorni, sempre che entro venerdì i cinesi paghino una terza caparra da 100 milioni di euro e forniscano ulteriori garanzie finanziarie, anche sulla capacità di rispettare gli impegni futuri e gli investimenti promessi per la squadra.

Ieri mattina, nell'assemblea dei soci inizialmente convocata per il closing, Fininvest ha spiegato di puntare a un accordo in «tempi brevi», ma non è detto che tutto fili liscio. L'intesa sul nuovo contratto non c'è ancora e, se non ci sarà entro giovedì, Ses vedrà con ogni probabilità sfumare l'affare e i 200 milioni di euro di caparra già versati nelle casse della holding della famiglia Berlusconi.

Al momento è l'epilogo non improbabile di una trattativa che ha iniziato a collezionare colpi di teatro sin da quando, alla vigilia del contratto preliminare del 5 agosto, è improvvisamente uscito di scena il fondo GSR di Sonny Wu, sostenuto dagli advisor Sal Galatioto e Nicholas Gancikoff (che potrebbero tornare alla carica se dovesse saltare questa operazione), e in corsa è rimasta solo Sino-Europe Sports. La società guidata dal misterioso Yonghong Li non è riuscita per ben due volte a raccogliere entro i termini stabiliti i 740 milioni di euro necessari a comprare il Milan e coprire i debiti.

Yonghong Li non è stato aiutato dalla stretta del governo di Pechino all'esportazione di capitali. Ma nemmeno gli ha fatto gioco il profilo di uomo d'affari senza curriculum, che sarebbe stato coinvolto a fine anni '90 in una colossale truffa, secondo le notizie riprese dagli archivi del quotidiano cinese Shanghai Zhengquan, «completamente prive di fondamento», come ha però chiarito Ses in un comunicato.

«Non si può mantenere questa situazione di incertezza», hanno protestato l'avvocato Giuseppe La Scala e altri piccoli azionisti rossoneri, esprimendo in assemblea una serie di perplessità diffuse fra tifosi e osservatori, esortando i cinesi a «metterci la faccia e mostrare il business plan» nonché criticando il comportamento dell'attuale management.

«Perché mai mi dovrei sentire preso in giro?», è la replica dell'ad rossonero, Adriano Galliani. «Non c'è niente che non funziona, la vita societaria continua tranquilla e serena: gli adempimenti Covisoc sono rispettati e gli stipendi sono pagati. Se il Milan verrà o non verrà ceduto non dipende da me».

Stasera, alle 20,45, i rossoneri di Montella dovranno vedersela con il Chievo.