Mondonico: Pescara, lascia stare il bel gioco in A ci si salva lottando

27 Dicembre 2016

Perinetti: «I biancazzurri sembrano travolti dall’ansia, ma si può sperare. Il torneo deve tornare a 18 squadre»

PESCARA. Un ex allenatore che vanta quasi 800 panchine in carriera (441 in A). E un dirigente sportivo tra i più conosciuti in Italia che ora lavora nel Venezia. Emiliano Mondonico e Giorgio Perinetti conoscono alla perfezione le insidie della serie A. Ad una sola giornata dalla fine del girone di andata il Pescara non è ancora riuscito a vincere una partita, però la classifica lascia accesa la fiammella della salvezza. Due grandi protagonisti del calcio italiano indicano quali sono gli errori da evitare per invertire la rotta nella seconda parte del campionato. Inizia Mondonico. «Le ultime quattro sono staccate e penso che la situazione resti invariata fino alla fine», afferma il 69enne tecnico lombardo, «Crotone, Palermo, Pescara ed Empoli sono indietro perché c'è un sostanziale divario tecnico con le altre. Tuttavia, negli ultimi mesi ho sentito parlare un po’ troppo di bel gioco, del fatto che nessuno ha messo sotto alcune di queste squadre e via discorrendo. Tutte frasi che dimostrano una totale non conoscenza della categoria. Invece, è fondamentale avere coscienza dei propri limiti. Le cosiddette provinciali si sono salvate sempre grazie al tatticismo, alla grinta e all'agonismo, tutte doti che a volte consentono di ridurre il gap con le big».

Altro che calcio-champagne, per salvarsi occorre la sciabola. «Le piccole devono avere calciatori universali in grado di attaccare, ma soprattutto di difendere, a cominciare dagli attaccanti. Se nella Juventus Mandzukic è il primo a rincorrere non vedo perché non possano farlo tutti gli altri». Dunque, secondo l’ex allenatore di Atalanta, Torino, Napoli e Fiorentina, il Pescara dovrebbe avere un atteggiamento meno sbarazzino. «Che non significa rinunciare a giocare. Le piccole devono scendere in campo per vincere, ma se affronti squadre più forti devi stare bene in campo e impedire agli avversari di colpirti. Vi dico questo perché ci sono passato tanti anni fa. Nel 1984 portai in A la Cremonese e nei primi mesi di campionato, quando andavo a Coverciano ricevevo elogi dai colleghi per il gioco. Ma a gennaio ero già retrocesso... Insomma, l’esperienza mi ha fatto capire che in A occorre altro: il risultato viene prima di tutto».

In ogni caso i giochi restano aperti. «Sono convinto che con una disposizione più accorta e qualche rinforzo il Pescara possa centrare l’impresa. Anzi, paradossalmente, quella che potrebbe avere le maggiori difficoltà nel girone di ritorno è l'Empoli, perché ultimamente non è abituato a soffrire». Dal mercato, dopo Stendardo, alla corte di Oddo potrebbe arrivare Bovo. «Sarebbe un’altra pedina importante, Bovo e Stendardo sono due veri combattenti».

Anche l’attacco dovrà essere potenziato. Il sogno è Paloschi, che nell’Atalanta non ha trovato spazio. «I tanti gol fatti nelle ultime stagioni gli hanno fatto perdere un po’ di smalto. Mi sembra che Paloschi scenda in campo solo per segnare, invece deve tornare a giocare per la squadra. Anche perché lui è una seconda punta, almeno questo è il mio parere». Alla ripresa il Delfino sfiderà la Fiorentina. «Ha un rendimento discontinuo e a volte si specchia in campo. Non bisogna farla giocare, è impensabile affrontarla a viso aperto perché ha un organico primi posti».

Più realista Perinetti. «Sarà dura centrare la salvezza», afferma il direttore sportivo del Venezia, «anche se la classifica lascia aperta la speranza. Il cammino delle ultime quattro mostra quanto sia aumentato il divario tra le grandi e le neopromosse. Serve la riforma del campionato con la riduzione a 18 squadre». L’ex dirigente di Roma, Bari e Palermo spiega la crisi del Pescara. «Dopo una lunga serie di risultati negativi è subentrata l’ansia. I biancazzurri mi sembrano bloccati, ma con qualche rinforzo potranno giocarsela. Leggo di Stendardo e Bovo che sono elementi di spessore. Paloschi? Attaccante di spessore. Denis? Conosce la serie A e ha carattere. Potrebbe dare una mano. Sebastiani saprà come agire a gennaio».

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