Montagne ricche di fascino è una tappa che vale tanto

Il nostro cronista anticipa la corsa di oggi: «Quanta fatica su questi tornanti Chi trionfa in Abruzzo poi sarà destinato a essere protagonista fino in fondo»
Dopo il mare ecco la montagna. Il Giro d’Italia arriva a Campo Imperatore, torno sulla mia bici per cercare di svelare i segreti dei tratti salienti della tappa odierna, un percorso ricco di fascino.
Mi ricordo bene il trionfo di Simon Yates del 2018, quando tutto si decise nel finale. E allora mi metto in sella.
Chi conosce questi posti sa che, dopo tanta strada, l’appuntamento con la bancarella che vende un formaggio speciale è davvero invitante, ma per chi deve ancora pedalare la sosta non è consentita.
Bivio verso la piana di Campo Imperatore, temperature rigide ma fortunatamente c’è il sole. Laggiù si intravede il traguardo. La montagna sembra un panettone bianco, come quando in inverno con la funivia la si raggiunge per sciare. La strada prima delle rampe finali è stupenda: alla mia destra tutta la bellezza del Gran Sasso in uno scenario che non ha nulla da invidiare a quello delle Dolomiti.
Pedalo con il “53”, il rapporto più impegnativo perché ancora non siamo in salita. Un piacevole falsopiano che sembra fatto apposta per ammirare le bellezze del posto.
Ora però non c’è più tempo per pensare ma si deve pedalare. Ci siamo, ecco gli ultimi 6 chilometri, i più impegnativi. All’orizzonte si vede bene Campo Imperatore: non posso non immaginarlo oggi con i mille tifosi in festa saliti con la funivia, più i coraggiosi che decideranno di arrivare in bici. Promesso, è l’ultimo pensiero che il vostro cronista si concede prima di pedalare a tutta.
La salita inizia a essere impegnativa, metto il “39” e tolgo la mia mantellina per restare in maglietta e pantaloncini. In salita è un attimo a riscaldarsi.
Il contachilometri segna 15 km/h: qui inizia il tratto duro. È un “drittone” che all’apparenza sembra abbordabile, in realtà è la salita più dura della giornata: 14% la pendenza, 13km/h la velocità. Parola di computerino. Qui Pantani sfiancò Gotti nel 1999.
A destra c’è il Corno Grande, a sinistra vedo gli impianti di risalita di Campo Imperatore. Ci siamo quasi. Un attimo di pianura, ma proprio un attimo. Il tempo per ammirare di nuovo il Gran Sasso e di bere un po’ d’acqua e poi di nuovo tra i muri di neve per i tornanti e gli ultimi due chilometri. Finalmente il traguardo.
Vinca il migliore e ricordiamoci una cosa: la maglia rosa che regala l’Abruzzo potrebbe poi essere quella finale. Chiedete pure a Egan Bernal che trionfò a Campo Felice e a Jay Hindley che un anno fa si mise tutti alle spalle sul Blockhaus.
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