Morro d’oro incredula. La famiglia: Ercole non è un delinquente

23 Maggio 2015

Genitori, amici e parenti di Di Nicola in coro: "Persona buona e generosa. Quanto accaduto è davvero assurdo". Il dirigente è ora ai domiciliari

MORRO D'ORO. Un paese scioccato. Una comunità che non crede a quello che sta accadendo al loro Ercolino, così è conosciuto in paese. Pagliare, frazione di Morro d'Oro, 3.700 anime al confine con Roseto. Un borgo curato, deserto nell’ora di punta, ma il sorriso non manca a quelle poche persone che passeggiano in piazza Duca degli Abruzzi.

A Pagliare c'è una festa, un piccolo luna park e alcune bancarelle sono poco lontane da casa di Ercole Di Nicola, dove vive con la moglie Desolina e la figlia di un anno, e dove è rientrato ieri sera dopo aver ottenuto gli arresti domiciliari.

Una villa sontuosa di colore giallo, curata in ogni dettaglio e lontana dal traffico della Statale. C'è un silenzio assordante. Non come al bar Freccia a poche centinaia di metri.

Il rumore della macchina da caffè e il tintinnio leggero dei cucchiaini che toccano con delicatezza i bordi delle tazzine. Niente musica, la colonna sonora diventa il brusio dei clienti. Qui conoscono tutti la famiglia Di Nicola.

[[(standard.Article) Calcioscommesse, Di Nicola ai domiciliari a Morro d'Oro

Cognome noto in paese, specie per i trascorsi nel mondo del calcio di Cesare, titolare della Economica Pagliare e padre di Ercole. «Conosco Ercole fin da ragazzo», racconta Claudio Marchegiani, titolare del bar Freccia. «Ha frequentato il mio bar, forse negli ultimi tempi un po' meno perché lavorava all'Aquila e spesso era fuori Morro d'Oro. Sinceramente tutto quello che è saltato fuori mi sembra abbastanza surreale».

Passano pochi minuti ed ecco che all'esterno spunta Ercole Quatraccioni, cognato dell'ormai ex dirigente dell'Aquila.

Non ha nessuna voglia di parlare, ma è gentile e ci spiega che questa vicenda ha distrutto moralmente la famiglia Di Nicola. Si lascia scappare solo «È tutto assurdo», mentre legge gli articoli de il Centro che parlano di suo cognato.

«Hanno descritto mio figlio come il peggiore dei delinquenti», dice con tono deciso Cesare Di Nicola, che da buon imprenditore è tutto preso dal suo lavoro. In azienda ci dicono di contattarlo al telefono perché è fuori per delle commissioni. Tre squilli e lui risponde. «Ercole è pulito, è un buono e non è assolutamente in grado di fare una cosa del genere. È stato dipinto come un bandito, ma non è così. È innocente… Non è assolutamente possibile che abbia fatto una cosa del genere».

Pochi secondi, ma bastano per capire quanto la famiglia sia fermamente convinta che il tutto si sgonfierà presto. «Non ho nulla da dire», la signora Erminia Capanna è una donna energica, forte e carismatica. Non fa salti di gioia quando il cronista mette piede nel suo negozio di ortofrutta.

Sistema il banco, lustra la merce e si lascia scappare qualche frase. «Mio figlio è innocente ed è la persona più buona del mondo. È assurdo quello che ho letto e sentito», continua a ripetere. «Ercole è una persona buona, generosa ed è stato tradito anche dagli amici più cari. Non ha fatto nulla».

I toni sono accesi, ma è normale in questa situazione. Salutiamo e andiamo via, non prima di contattare Nico D'Eugenio, attuale allenatore dell'Atletico Morro d'Oro neopromosso in Eccellenza. D'Eugenio ha giocato con Ercole Di Nicola. «Lo conosco bene, anche se non ci sentiamo da un po’», racconta. «Ho giocato con Ercole nel Morro d'Oro, non mi sembra affatto un tipo che possa fare una cosa del genere. Non ci sentiamo da diverso tempo, ma ho lavorato anche per lui, all'Aquila, quando in panchina c'era Cifaldi ed io ero il vice. Non credo assolutamente a tutto quello che è successo. A Morro d'Oro si vede poco e anche io non ho avuto modo di parlarci negli ultimi tempi, ma vi assicuro che è una persona diversa da come viene raccontata in questa storia». E ieri sera Di Nicola è rientrato a casa, avrà tempo per riavvolgere il nastro della sua storia.

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