Nicchi tuona: senza il nostro voto si rischia una nuova Calciopoli

17 Aprile 2018

ROMA. Marcello Nicchi, presidente dell’Associazione italiana arbitri, davanti alla possibilità che gli arbitri siano privati del 2% dei voti in consiglio federale e nelle assemblee elettive, è...

ROMA. Marcello Nicchi, presidente dell’Associazione italiana arbitri, davanti alla possibilità che gli arbitri siano privati del 2% dei voti in consiglio federale e nelle assemblee elettive, è preoccupato e lancia l'allarme: «Minare l'indipendenza e la terzietà della classe arbitrale potrebbe significare l'inizio di una nuova Calciopoli».
Marcello Nicchi, prospetta quelli che lui stesso definisce «scenari nefasti di un passato ancora da dimenticare». Calciopoli, «nacque perché c'era gente che metteva bocca in cose che non gli competevano». Diritto di voto che fu attribuito agli arbitri, nel 2004, dalla legge Melandri. L'obiettivo, secondo Nicchi, «è indebolire il peso politico degli arbitri. Questo significa minare la nostra partecipazione, indipendenza e terzietà». Nicchi elogia la classe arbitrale, ma parla anche di un possibile sciopero? «Io sto facendo il possibile perché questo non avvenga, ma le sezioni non ce la fanno più. Ci costringeranno a rimanere a casa perché i genitori non mandano più i figli al campo per paura delle aggressioni».