Pagliari: L’Aquila cambia, ma l’asse portante è forte

19 Luglio 2014

Il tecnico: «Ripartiamo dal feeling con la città e dall’entusiasmo della società, sul piano tattico forse giocheremo con il trequartista più due punte»

L’AQUILA. Vacanze finite, Giovanni Pagliari e il suo staff saranno nel pomeriggio ad Amatrice per preparare il raduno dell’Aquila in programma domani nelle Marche. Vacanze trascorse tra Tolentino e Barcellona dove il tecnico è stato una settimana, facendo tappa anche al Camp Nou con i figli. All’Aquila è arrivato nell’aprile del 2013 e ha conquistato prima la promozione in Prima divisione e poi i play off per la B. Domani inizierà un’altra avventura.

Pagliari, un giudizio sull’Aquila che sta nascendo.

«E’ incompleta, ma mi sembra buona per quello che è stato fatto. Il mercato è condizionato da quei giocatori che non rientrano più nei piani e che quindi vanno ceduti, ma il giudizio su quanto fatto da Ercole Di Nicola non può che essere positivo».

Sarà una mezza rivoluzione?

«Cambieranno tante facce, certo, ma la continuità sarà assicurata dall’asse portante della squadra: mi riferisco ai difensori centrali Zaffagnini e Pomante, ai due di centrocampo Corapi e Del Pinto e al bomber De Sousa».

Scusi, ma Del Pinto resterà?

«Per quello che ne so io, sì».

E’ vero che ha avuto tentennamenti dopo i guai giudiziari di Elio Gizzi?

«No, assolutamente. E’ vero, però, che sono dispiaciuto per Elio Gizzi al quale invio la mia solidarietà nella speranza che riesca a chiarire la sua posizione. Lui rappresenta una figura importante all’interno della società. Detto ciò, non bisogna illudere nessuno: sarà un anno difficile in un campionato sconosciuto, per tutti non solo per L’Aquila. Noi faremo di tutto per non disperdere il feeling che si è creato con la città, si tratta di un patrimonio di cui andiamo orgogliosi».

Che cosa manca all’Aquila?

«I due terzini, qualche giovane nelle retrovie. E qualcosa lì davanti. Poi, dovremo valutare bene i nuovi e capire le loro potenzialità. Il direttore Di Nicola sta lavorando bene, ci saranno altri cambiamenti. Ma in questa categoria la cosa fondamentale è il gruppo, la storia degli ultimi due anni lo dismostra».

Come se l’immagina la squadra?

«Dovrà prima di tutto giocare un calcio piacevole. Poi, ci sarà un’evoluzione a livello tattico. Già, in passato ho cambiato, passando dal 4-4-2 al 4-3-3. Adesso, viste le caratteristiche dei ragazzi, potrei scegliere le due punte più un trequartista, fermo restando la difesa a quattro».

Dopo i play off della passata stagione, quale sarà l’obiettivo?

«Intanto, una salvezza tranquilla. Quest’anno è un campionato diverso, per lo più sconosciuto. L’anno scorso le società pensavano al budget più che a costruire la squadra visto che non c’erano retrocessioni. Benevento, Catanzaro e Salernitana stanno costruendo degli squadroni. Detto ciò, io non ci sto mai a perdere, nemmeno a briscola con mio figlio».

Poco più di un anno all'Aquila, è arrivato che la squadra era ai margini della zona play off di Seconda divisione, l'ha portata a fare i play off per la B. Teme l'assuefazione? Teme che il rapporto con la città si possa logorare?

«No, io vedo entusiasmo e positività nella società e nell’ambiente. Poi, chiaramente, dipende dalla squadra: da come giocherà e dai risultati».

Lei con quale criterio dividerebbe le 60 società di Lega Pro?

«Ho sentito parlare del sorteggio, io sono d’accordo».

L'obbligo degli under da schierare per ottenere i soldi del minutaggio è una palla al piede per un allenatore?

«Per me sì, nel senso che se sono bravi giocano indipendentemente dalle regola, altrimenti è una presa in giro. E’ una regola che non ho mai condiviso».

@roccocoletti1

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