Pescara, è tutto da rifare Ora la Spal: vietato fallire

11 Febbraio 2024

Martedì sera di nuovo in campo: la squadra deve recuperare ritmo e fisicità

PESCARA. Un brutto risveglio per il Pescara. I 4 gol subiti a Gubbio, figli di una prestazione disarmante e che ha messo in evidenza solo lacune, hanno fatto suonare un campanello d’allarme importante in vista del finale di stagione e dei play off. Come se non bastasse, in classifica abruzzesi sesti, punto più basso da inizio stagione e che non rispecchia le ambizioni della vigilia. Il Pescara si è scoperto fragile, tagliato come fa una lama con il burro dalla fisicità e dalla qualità di un Gubbio che nelle ultime otto gare ha portato a casa sette vittorie e un pareggio. Pescara vincente per tre partite (ma non sempre convincente, leggi il derby) e poi all’improvviso vulnerabile. Come mai? Possono essere tanti i fattori. Anzitutto un avversario forte, dinamico e in forma: con il Cesena oggi è la miglior squadra del campionato. Ma non basta. Il Gubbio venerdì sera ha fatto scacco matto a Zeman con il lavoro, un mix di qualità, quantità e fisicità dei tre centrocampisti. Casolari a costruire, Mercati e Bumbu da interni sempre dominanti e sempre vincitori dei duelli.
Le scelte di Zeman. Con il senno del poi le scelte di Zeman in mediana non sono state vincenti. Ok Dagasso play, giocatore che un certo rendimento lo garantisce sempre ma contrapporre agli umbri due pesi super leggeri come De Marco e Meazzi non ha pagato. Zeman nelle sue idee voleva mettere in difficoltà il Gubbio sul piano della qualità e con le rapide verticalizzazioni ma il piano partita non è mai riuscito. Al contrario quello di Braglia è stato vincente: aggressione e rapide ripartenze orchestrate nel migliore dei modi. Non è però solo colpa del centrocampo. Pierno ha sbagliato l’impossibile, soprattutto nel secondo tempo. Idem il tridente offensivo con Capone impalpabile, Cuppone in serata no e Merola che ha perso palloni sanguinosi senza mai essere pericoloso nell’area del Gubbio. Un bel mix di errori da pennarello blu, a cominciare dalle scelte di Zeman, che hanno indirizzato il match. Passi Franchini in panchina (non al meglio dal punto di vista fisico), stesso discorso per Squizzato. Ma rinunciare alla fisicità e alla fase di interdizione di Aloi in quel tipo di partita è stato difficile da comprendere. Idem per Tunjov. Eppure il ds Daniele Delli Carri in estate aveva motivato certe scelte per sopperire alla mancanza di fisicità dello scorso anno.
Il Caso Pellacani. Zeman in mixed zone ha sollevato un caso Pellacani. «Volevo farlo giocare, era la partita per lui ma non se la sentiva». Pellacani è guarito da tempo dopo l’intervento al ginocchio ed era pronto per giocare ma prima del match non era convinto. Cosa è successo? Il ginocchio sta bene, è guarito. Solo un blocco mentale?
Verso Pescara Spal. Ieri Pellacani si è allenato regolarmente e in alcune esercitazioni ha fatto coppia con Davide di Pasquale. Presto per parlare di scelte ma con l’assenza di Brosco per squalifica, martedì alle 20.45 con la Spal, potrebbe toccare proprio a Pellacani sostituire il capitano. Dovrebbe tornare Cangiano in attacco dal primo minuto anche se ieri ha preso un colpo duro in allenamento mentre in mediana andrà valutata la situazione di Squizzato. Oggi sarà fondamentale per capire se l’ex Inter sarà disponibile. Verso il ritorno dal primo Salvatore Aloi.
La novità. La grande novità, condizionale d’obbligo con Zeman, potrebbe essere l’utilizzo del 2004 Sasanelli in attacco come riferimento centrale dal primo minuto. Il tecnico boemo ha apprezzato molto come è entrato a Gubbio e potrebbe dargli una possibilità.
Enrico Giancarli
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