Pescara in caduta libera: senza coraggio arriva la quarta sconfitta di fila

Biancazzurri sempre sulla difensiva, senza personalità e mai coraggiosi. La Reggina e l’ex Baroni vincono con merito
PESCARA. Di male in peggio. Il Pescara sembra avviato verso quella retrocessione in serie C schivata per un soffio nella notte di Perugia, il 14 agosto scorso. Quarta sconfitta consecutiva per il fanalino di coda della serie B che perde un altro scontro diretto, questa volta contro la Reggina. Fa un figurone l’ex Marco Baroni all’Adriatico-Cornacchia, vince con merito e infila il terzo risultato utile di fila. Una vendetta, quella dell’ex (esonerato nel 2015 a una giornata dal termine del campionato), confezionata prima sul piano del gioco e poi con uno 0-2 che non ammette repliche. Male Roberto Breda, trema la sua panchina: il Pescara non prova mai a vincere. Bada solo a difendersi, non ha coraggio. Non è audace. Non è squadra: ci sono quattro volti nuovi prodotti dal mercato di gennaio nell’undici iniziale e la sensazione è quella di una macedonia uscita male. Squadra senza personalità, priva di nerbo, in balia dell’avversario che pure non era di alta classifica.
Svuotata mentalmente, prim’ancora che in difficoltà sul piano atletico.
Nel 4-3-2-1 ci sono giocatori offensivi, ma i biancazzurri per tutto il primo tempo e parte del secondo sono racchiusi nella propria metà campo a protezione di una linea difensiva tremebonda e improbabile. Puntualmente trafitta.
Manca un’idea di gioco, centrocampo inesistente: scontato il lancio lungo sul centravanti Odgaard circondato dai difensori amaranto. Solo contro tutti, non può funzionare. Il danese è isolato lì davanti, non lo assistono i trequartisti, non sale la squadra bloccata sulla difensiva. È impaurita non si sa bene da che cosa, probabilmente non ha forza nelle gambe per osare. La Reggina ha campo, fa possesso palla, ma non incide. Lo fa quando entra German Denis, nella ripresa dopo poco più di un quarto d’ora. Il 39enne argentino ex Napoli e Atalanta è tipo che può sbagliare una volta, non la seconda. E così, appena subentrato, al 18’ calcia fuori in area da posizione favorevole, fallendo una ghiotta occasione. Al 28’ la stoccata vincente su assist di Lakicevic da sinistra dopo che Bocchetti esce a vuoto dalla linea difensiva. La reazione del Pescara è impalpabile. Non lo scuotono le sostituzioni di Breda, men che meno lo svantaggio. Encefalogramma piatto. Per certi versi chi entra fa abbassare il livello di rendimento, a differenza di quanto accade nell’altra sponda.
Doveva essere la partita del riscatto dopo le ultime operazioni di mercato che hanno determinato una mezza rivoluzione. E, invece, prestazione deludente. Più che domenica scorsa a Verona, contro il Chievo. Una mazzata per il morale del gruppo e per l’umore dell’ambiente. Appena una vittoria (a Reggio Emilia) nelle ultime otto partite. E una prospettiva affatto incoraggiante con la trasferta di Empoli (martedì) e il Venezia (sabato) in casa. Di corsa verso il baratro della Lega Pro. Non c’è quello spirito combattivo che aveva caratterizzato le prime uscite del Pescara targato Breda. Non c’è gioco. Non c’è personalità in un gruppo extra large. Dovrebbe scattare la chimica tra vecchi e nuovi, ma non si intravedono segnali incoraggianti. La Reggina fa un figurone perché il 4-2-3-1 con cui viene schierata da Baroni fa possesso palla e ha la supremazia a centrocampo. Hanno il merito di crederci gli amaranto e quando entra Denis passano al raccolto. Secondo gol per el Tanque che approfitta delle amnesie di una difesa che continua a essere la più perforata della serie B. A mettere il sigillo sulla sesta sconfitta casalinga del Pescara ci pensa, al 34’, Adriano Montalto, uno degli attaccanti presi in considerazione nelle scorse settimane per rinforzare i biancazzurri. Il guizzo con cui anticipa Guth vale lo 0-2 che chiude la partita. Il risultato sarebbe potuto essere più pesante se Bellanova non avesse salvato su Liotti a tempo scaduto. Il crollo è verticale e fa rumore nonostante si continui a giocare a porte chiuse per via della pandemia.
La difesa è un colabrodo, il centrocampo è lento e statico, l’attacco circoscritto a iniziative personali: il quadro del Pescara attuale è da mettersi le mani nei capelli. Non c’è luce in fondo al tunnel con queste premesse. Breda deve trovare una chimica di squadra e poi darsi coraggio. Nel frattempo la società valuta l’operato del tecnico, più che mai in discussione dopo quattro sconfitte di fila.
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