Pescara in vena di regali e il Venezia ringrazia Oggi l’esonero di Breda

14 Febbraio 2021

Un autogol di Sorensen e un’amnesia difensiva sanciscono la 14ª sconfitta stagionale: arriva Grassadonia in panchina

PESCARA. Ogni volta che emerge un segnale di speranza - ad esempio il pareggio di Empoli - arriva la mazzata che riporta il Pescara alla realtà. Una situazione disastrosa che necessita di una svolta - è in arrivo Grassadonia al posto di Breda - se davvero si vuole inseguire la salvezza fino alla fine. Perché di questo passo non c’è verso di invertire la rotta che porta verso la serie C. Non c’è speranza alla luce della quinta sconfitta nelle ultime sei partite. La 14ª stagionale in 23 gare. Tanto più che il Venezia torna a vincere all’Adriatico-Cornacchia dopo quasi venti anni grazie a regali confezionati dai biancazzurri. Terza vittoria di fila dei lagunari, la quarta nelle ultime cinque gare, lanciati verso il vertice della classifica. Tre punti conquistati senza il bomber principe, Francesco Forte, e con una prestazione lineare, senza sussulti. Basta saper aspettare per passare all’incasso contro questo Pescara che prima si fa gol con Sorensen, poi propizia il raddoppio con gli errori e di Masciangelo e Scognamiglio. Il Venezia non chiude la partita e il risultato resta aperto. A differenza della scorsa settimana contro la Reggina, la reazione c’è. Il Pescara combatte, ma in avanti fa solletico alla squadra di Paolo Zanetti che è organizzata e solida. Il quasi 40enne Pomini, tra i pali, prende freddo e neve, perché non riesce a scaldarsi con qualche intervento. Niente, pomeriggio inoperoso, almeno nella prima ora di gioco.
I biancazzurri arrivano alla trequarti e poi vengono rimbalzati all’indietro. Colpisce un dato: 14 palloni persi dal Pescara in 45’, molti dei quali in fase di costruzione. Il 5-3-2 schierato da Breda è un inno alla confusione. A differenza di martedì scorso, non c’è da fare una partita difensiva. No, addirittura, dopo un quarto d’ora, bisogna rimontare uno svantaggio. E qui che crollano le poche certezze. Il centrocampo viene saltato, Machìn parla un linguaggio tecnico che nessuno dei compagni conosce. Errori su errori. Forse, perché il guineano pensa che la qualità media dei compagni sia la stessa di quella lasciata un anno fa quando partì per Monza. Sbagliato!
Nelle retrovie Sorensen è fuori condizione: impresentabile. Una banda più che una squadra in cui ognuno recita uno spartito diverso dall’altro. Le colpe di Breda risiedono qui, nel non aver dato un’anima e un gioco al Pescara, travolto da una rivoluzione di gennaio che ha subito più che suggerito. Avrebbe bisogno di tempo per amalgamare il materiale tecnico a disposizione, ma non ce n’è. E allora si cambia, con Grassadonia, nella speranza che riesca a scuotere un gruppo dall’età media sin troppo alta caduto in crisi, mentale prima di tutto, perché sembra essersi assuefatto alla sconfitta. Gioca con paura. A centrocampo non si è ben capito la funzione del 34enne Valdifiori che si vede solo in fase di interdizione davanti alla difesa. Dei tre è quello più basso, dovrebbe fare il regista, ma viene ignorato. Tante, troppe, le contraddizioni di una squadra costruita male e rifinita peggio. Non a caso è ultima in classifica. Le tre sostituzioni decise da Breda durante l’intervallo scuotono un po’ il Pescara, ma Ceter lì davanti non è che faccia meglio di Odgaard. Il Delfino ci mette il cuore, ma non basta. Il Venezia stringe i denti, mentre si intensificano i fiocchi di neve. Tempo da lupi in riva all’Adriatico. Battaglia in mezzo al campo, tanti calci e poco calcio. Fin quando - nel pieno del forcing biancazzurro - arriva il raddoppio del Venezia. È il 29’ quando sugli sviluppi di un angolo Modolo viene lasciato libero (vero Tabanelli?) di colpire da solo davanti a Fiorillo in piena area di rigore. Come si fa a rifiutare regali così ben assortiti? Non è possibile sbagliare, anche volendo. La reazione è rabbiosa. Il Pescara non ha più nulla da perdere e si riversa in avanti. Al 31’ Pomini vola a deviare un colpo di testa di Scognamiglio e poi, al 32’, Tabanelli calcia di poco a lato da buona posizione. Al 40’ c’è la possibilità di riaprire il risultato grazie al rigore concesso da Illuzzi di Molfetta per un fallo di Felicioli su Ceter. Dal dischetto lo stesso colombiano calcia alto sulla traversa rendendo ancora più amaro il compleanno del presidente Daniele Sebastiani. Nell’esecuzione del penalty di Ceter c’è tutta la mediocrità di un Pescara che si trascina stancamente. Anche quando sembra compiere un passo avanti - vedi il pari sul campo della capolista Empoli - c’è poco da fidarsi, perché poi ne arrivano due indietro per riportare tutti con i piedi per terra. Ora tocca a Grassadonia tentare l’impresa.
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA