Pescara, inizia l’era Cascione Si riparte dal 4-3-3 di Zeman

Per il nuovo tecnico ieri firma del contratto fino a giugno e primo allenamento
PESCARA. Il primo giorno in biancazzurro da allenatore del Pescara per Emmanuel Cascione è iniziato al mattino, con la firma sul contratto (fino al 30 giugno). La stretta di mano con il presidente Sebastiani e il ds Delli Carri e poi di corsa verso il campo di Montesilvano scortato dal team manager Francesco Troiano. Nessuna dichiarazione, neanche un saluto. Un semplice “crepi il lupo” detto con quel sorriso che, tra due onde lunghe di capelli un po' più bianchi rispetto al 2012, ha ricordato quello di quando il suo Pescara volava in serie A con Zeman in panchina. Nel pomeriggio il primo allenamento diretto a Montesilvano, l’abbraccio con il suo ex compagno Riccardo Brosco, oggi capitano della squadra. E le prime indicazioni tattiche date ad un gruppo che mentalmente sta attraversando un momento difficilissimo.
Inizia la nuova era. E sarà altrettanto difficile per Emmanuel Cascione levarsi di dosso l’etichetta dell’allenatore arrivato a Pescara solo perché in tanti hanno detto no. Il campo, il lavoro, soprattutto i risultati dimostreranno labontà della scelta fatta. Ma come ripartirà tatticamente il Pescara di Emmanuel Cascione? L’ex capitano biancazzurro ha seguito tutte le partite del Pescara e conosce ogni minima sfumatura della squadra. Facile pensare che mettere a posto la “terribile” fase difensiva possa e debba essere il primo reale obiettivo.
Avanti con il 4-3-3. Si ripartirà dal 4-3-3 ma con un’interpretazione diversa rispetto allo stile zemaniamo. Baricentro più basso di almeno 15 metri e squadra compatta pronta a sfruttare in ripartenza le qualità dei suoi uomini offensivi. Se proprio si vuole fare un paragone potrebbe essere più un 4-3-3 stile Pillon, di sicuro non offensivo come quello di Zeman. Presto per parlare di uomini, Cascione ha espresso apprezzamenti per la rosa e la sua volontà è quella di valorizzare tutti scegliendo per una base di titolari su cui lavorare.
Le possibili scelte. Tra i pali è indiscutibile la presenza di Alessandro Plizzari. Nella linea difensiva a quattro Floriani, Brosco, Di Pasquale e Milani dovrebbero essere la base di partenza con Pierno e Moruzzi alternative sugli esterni. Pellacani e Mesik dovrebbero iniziare dalla panchina. In mediana Squizzato partirà da play con Aloi e uno tra Franchini e Tunjov. A completare il reparto. Dagasso e De Marco con Meazzi le alternative dalla panchina. In attacco Cangiano e Cuppone sono perfetti per l’idea di calcio che ha in mente Cascione, ma anche Accornero piace tanto, mentre Merola è l’unico certo del posto. In attesa del rientro di Vergani e con la squalifica di Cangiano si dovrebbe ripartire contro il Pontedera con Accornero, Cuppone e Merola e non è escluso che Merola possa anche agire da riferimento centrale. Nessuna convocazione in nazionale invece per l’estone Tunjov che dunque sarà a disposizione. Nell’allenamento di ieri qualche fastidio al ginocchio per Pellacani che non ha lavorato con il gruppo. Oggi altra seduta di lavoro a porte aperte a Montesilvano, sabato alle 17.30 il match casalingo contro il Pontedera. Vincere significherebbe blindare i play off e scavalcare al sesto posto i toscani. Non certo quanto auspicato in estate ma una piccola base per ripartire.
Il saluto. E ieri mattina è tornato a parlare Giovanni Bucaro, l’ex tecnico biancazzurro che ha rassegnato le dimissioni dopo la pesante sconfitta di Rimini. «Il problema non è stata l’ultima partita. Era da un po' che la squadra aveva perso determinati concetti e lo spirito di gruppo. Risultati troppo pesanti per essere veri - ha detto l’ex vice di Zeman - ed allora ho pensato di dare un segnale forte. Magari così arriverà una reazione. Però dare una spiegazione a quello che è successo mi resta difficile. Zeman era dispiaciuto per questo momento, ma credo che questa squadra ora abbia bisogno di altro. La società? Era dispiaciuta per la mia scelta. Però era arrivato il momento di dare una svolta. L’ambiente? Non credo possa entrarci. Forse abbiamo pagato in maniera pesante la confusione che si era creata dopo il problema avuto da Zeman».
Enrico Giancarli
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