Pillon: altro passo in avanti manca un po’ di brillantezza

Il tecnico del Pescara: «Avanti così, la squadra è in crescita. Abbiamo tenuto bene il campo e avremmo meritato il pari. Il mercato? Sono contento della rosa»
VERONA . Sorriso a metà. Bepi Pillon ha l’aria serena, non solo perché ha rivisto i vecchi amici del Chievo. C’è molto di più. Il tenore della prestazione ad esempio. La risposta dei suoi giovani, quella fame che ha spinto il Pescara ad andare oltre i suoi limiti quando di tempo ce n’era sempre meno e la voglia di pareggiarla cresceva in proporzione. «Non siamo brillantissimi, un po’ di ritardo l’abbiamo ancora ma la squadra ha tenuto molto bene il campo considerate le potenzialità del Chievo, il suo potenziale offensivo e la sua notevole fisicità», la premessa di Pillon, sempre uno di casa al Bentegodi.
L’analisi corre via veloce, fluida, decisa. «Alla fine la partita potevamo anche riprenderla, non ci siamo riusciti ma il Pescara ha sempre cercato di giocare. Bene così, di passi in avanti ne ho visti», l’altra certezza di Pillon dopo una contesa dura, combattuta, sempre in bilico nonostante la differenza di categoria. Un perfezionista Pillon. Col suo calcio sempre d’offesa, con le sue armi sempre taglienti, con la sua giusta irriverenza in corpo. «Dobbiamo cercare di pressare più alti, ma tutto verrà col tempo. Considerato il valore del Chievo abbiamo fatto il nostro compito», il giusto ottimismo di Pillon, che ha tenuto aperta anche una porta sul mercato. Anche se soprattutto in uscita, com’era logico che fosse. Senza però precludersi nulla. «Siamo una rosa di trenta giocatori, l’organico è questo ma se dovesse arrivare qualche sorpresa dell’ultimo giorno vedremo. In linea di massima però sono contento della rosa», l’altro paletto fissato da Pillon, che ha visto i suoi ragazzi muoversi lungo tutto il campo proprio come avrebbero dovuto. Con personalità e la giusta leggerezza. Nella sua testa due attimi su tutti, quel pallone su cui Cocco non è arrivato per una frazione di secondo e l’ultimo sul destro di Monachello. «Se in quei casi fossimo strati più brillanti avremmo fatto gol», la convinzione di Pillon, «in una partita che, in fondo, forse avremmo meritato di mandare ai supplementari. Considerati soprattutto certi episodi dubbi, vedi il mezzo fallo da rigore subito da Antenucci nel primo tempo. Poteva finire diversamente, è vero. Mi tengo stretta però la prova dei miei». Un cantiere in continua evoluzione il Pescara. «Una missione, la nostra, di avere sempre giocatori giovani. Basti guardare l’età media della difesa», puntualizza Pillon, «in cui comunque non ci mancano nemmeno gli elementi di esperienza. Penso a Memushaj e Balzano, ma non solo. Il campionato? Difficile, lungo, complicato. Com’è sempre stata la serie B. Vedo favorite le tre retrocesse. In primis il Benevento, ma anche il Crotone e il Verona hanno allestito squadre attrezzate».
L’ultimo acuto lo riserva per l’amico D’Anna, allievo al Chievo e soldato fedele di mille battaglie. «Mi ha detto», scherza Pillon, «che ho molti più capelli bianchi di quei tempi. Gli ho risposto che lui fra tre anni li avrà tutti bianchi. Perché questo è un mestiere che ti stressa, che non ti fa dormire la notte, che ti logora. D’Anna il mestiere l’aveva nel sangue già da giocatore. Per il modo in cui parlava ai compagni, per il modo in cui li guidava, per come ragionava sul calcio. Al Chievo è stata una grande avventura, anche quello di oggi saprà cavarsela nonostante le difficoltà di quest’estate. Per le piccole è sempre così. Io però devo concentrarmi sul Pescara, sulla prossima serie B che ci aspetta anche se non sappiamo ancora che succederà nelle prossime ore. Aspettiamo gli sviluppi per capire meglio come partiremo. Possiamo e dobbiamo crescere. E lo faremo. La partita col Chievo me lo ha ribadito ancora una volta. Avanti così». (a.d.p.)

