«Pirlo, fatti più in là...» Verratti va meglio senza

8 Settembre 2015

Parola a Di Mascio e Galderisi, i due allenatori che hanno lanciato Marco

PESCARA.

Verratti-show. Nell’Italia che ha sconfitto la Bulgaria il talento di Manoppello è stato il migliore in campo. Sempre lucido nella costruzione del gioco, reattivo in fase di copertura, punto di riferimento per l’intera gara, soprattutto dopo l’espulsione di De Rossi.

La presenza del romanista ha reso più semplice il suo compito, a differenza di quanto era capitato nella sfida contro Malta dove Verratti era aveva duettato con Pirlo. La differenza tra le due performance ha riaperto un vecchio tema, cioè quello della coesistenza tra l’ex juventino e il faro del Paris Saint Germain.

Pirlo-Verratti: dualismo vero o presunto? Parola a due tecnici che hanno conosciuto il talento di Manoppello agli inizi della carriera: Cetteo Di Mascio e Giuseppe Galderisi. Il primo lo ha visto crescere accompagnandolo in tutta la trafila nelle giovanili con il Pescara fino all’approdo in prima squadra, dove Marco fece il suo esordio il 16 agosto del 2008. Non aveva ancora compito 16 anni e “Nanu” Galderisi lo lanciò dal primo minuto nel match di Coppa Italia contro l’Albinoleffe.

Inizia Di Mascio, pescarese doc, attuale responsabile del settore giovanile dell’Ascoli e allenatore della Primavera bianconera: «Verratti – afferma Di Mascio – non ha ancora compiuto 23 anni, molti lo dimenticano troppo spesso. A quell’età non so se Pirlo era già così forte. Oggi Marco è tra i migliori classe 1992 del mondo e per come sta giocando merita di prendere in mano le redini della nazionale. Non solo per le qualità tecniche, ma anche per mentalità e naturalezza. In pochi hanno la sua capacità di gestire le pressioni. Sul piano tattico il discorso è più complesso. Nel 4-3-3 di Antonio Conte, quando Pirlo agisce da playmaker, Verratti è costretto a sacrificarsi nel ruolo di interno. Con quella impostazione non potrà esprimersi al meglio. Al contrario, in un sistema con diversi presupposti il ragionamento cambia. Faccio l’esempio del 4-3-3 utilizzato da Guardiola nel Barcellona. In quel contesto le mezze ali occupavano spazi ridotti perché la squadra era molto più raccolta rispetto all’Italia di Conte. Gli spagnoli conquistavano il predominio attraverso il palleggio, recuperando però il pallone nella trequarti avversaria. Il baricentro molto alto consentiva ai calciatori di proiettarsi velocemente verso la porta coprendo distanze brevi. Come Iniesta, Verratti in quel sistema sarebbe stato un campionissimo. Al contrario, nel 4-3-3 di Giovanni Galeone avrebbe avuto qualche problema a giocare da interno. Galeone preferiva gente di “gamba” come Bosco, Ceredi e lo stesso Allegri».

Eppure Conte continua a ripetere che Marco deve migliorare in tante cose. «A quell’età tutti possono crescere. Di sicuro dovrà lavorare sulle conclusioni a rete, rischiare un po' meno quando ha il pallone nella sua metà campo. In ogni caso, per me è già un top player».

A differenza di Di Mascio, Galderisi crede che Pirlo e Verratti possano giocare in tandem. «Non esiste alcuna incompatibilità. Sono due fenomeni e insieme possono dare molto all’Italia. Bisogna soltanto trovare l’equilibrio tattico e Conte sta lavorando per valorizzare le potenzialità di entrambi. Purtroppo il compito di un selezionatore della nazionali ha un grosso handicap rispetto ai tecnici delle squadre di club. C’è poco tempo per lavorare con i calciatori ed è complicato trovare la migliore soluzione».

Secondo Galderisi sarebbe deleterio rinunciare al contributo di Pirlo per due motivi. «In primis Andrea è ancora un calciatore fondamentale per il gioco dell’Italia. Inoltre, la classe e l’esperienza di un campione del suo calibro saranno fondamentali per la completa maturazione di Verratti. Credo che questo sia il progetto di Conte».

Infine, le carezze dell’ex allenatore del Pescara. «Marco diventa sempre più forte. Oggi è il giocatore da cui gli italiani si aspettano le cose migliori. Non avevo mai visto uno con le sue capacità. A 15 anni sapeva gestire le situazioni di gioco con grande tranquillità, districarsi tra due o tre avversari. Come lui ne nascono pochi. In futuro lo voglio più convinto. Oltre a servire assist ai compagni, sarà capace di segnare qualche gol. Di sicuro, come Pirlo, sarà un punto fermo dell'Italia per tanti anni».

Giovanni Tontodonati

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