Preferisce non vivere di ricordi, la forza di mettersi in discussione

22 Novembre 2018

Una sfida dietro l’altra per Fabio Grosso. Quella di domani sera contro il Palermo sarà fondamentale per puntellare la sua panchina all’Hellas Verona, messa in discussione dagli ultimi risultati non...

Una sfida dietro l’altra per Fabio Grosso. Quella di domani sera contro il Palermo sarà fondamentale per puntellare la sua panchina all’Hellas Verona, messa in discussione dagli ultimi risultati non esaltanti. In lui alberga la voglia di non accontentarsi mai, di mettersi sempre in discussione. È accaduto quando era un ragazzo e si specchiava nel suo talento alla Curi. Poi, il salto nei professionisti a Chieti.
Centrocampista di qualità, ma non abbastanza per sognare. E così per meritarsi la serie A ha accettato la trasformazione in laterale sinistro. Una sfida vinta a tal punto da arrivare in Nazionale. L’anno magico è il 2006 quando è tra i protagonisti (inattesi) dell’Italia campione del mondo in Germania. Un trionfo che assomiglia a un marchio. Ma Fabio Grosso non è tipo che ama vivere di ricordi e nel 2012 fa appena in tempo a festeggiare il primo dei sette scudetti di fila della Juve che decide di appendere le scarpe al chiodo. Sceglie di studiare da allenatore. Nel 2013 inizia da vice allenatore della Primavera bianconera, poi subentra a Zanchetta e conquista trofei. Potrebbe restare sotto il cono d’ombra della Juve. Ma non è il tipo. Si rimette nuovamente in discussione accettando di allenare il Bari in B. Fa bene, ma non benissimo. La squadra è valida, la società meno, tanto che in estate scompare. Ai play off esce di scena al primo turno.
In estate una nuova sfida, lo chiama Tony D’Amico con cui ha giocato nel Chieti. C’è da rivitalizzare Verona, una piazza che arriva dalla delusione della retrocessione. La partenza non è malvagia, ma ora cominciano a essere troppi i passaggi a vuoto. La sensazione è che la squadra non riesca a interpretare il gioco ragionato che ha in mente Grosso. Schivo e introverso, forse sin troppo professionale nei rapporti umani. A 40 anni, 41 la prossima settimana, è una centrifuga di emozioni e sensazioni. La famiglia a Torino, i genitori e il fratello a Pescara, lui cerca una nuova consacrazione in panchina dopo quella guadagnata sul campo con tanta abnegazione e spirito di sacrificio.
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