Profanare il tempio o rimettere la chiesa al centro del villaggio?

25 Novembre 2014

di Rocco Coletti Da più di un anno la Virtus Lanciano è costantemente sopra il Pescara in classifica. Sono cambiati allenatori e giocatori, e i rossoneri continuano a guardare i biancazzurri dall'alt...

di Rocco Coletti

Da più di un anno la Virtus Lanciano è costantemente sopra il Pescara in classifica. Sono cambiati allenatori e giocatori, e i rossoneri continuano a guardare i biancazzurri dall'alto in basso. Ormai sono una solida realtà in serie B. Da sempre in Abruzzo il Pescara è il punto di riferimento per il calcio della regione. Non a caso è l'unica squadra abruzzese ad essere arrivata in serie A. Ma da poco più di un anno a questa parte è "costretta" a convivere con una Virtus Lanciano che continua a migliorarsi. Ed è sempre lì davanti in classifica. Non è certo una meteora. L'anno scorso è stata per quasi due mesi in testa alla serie B, guadagnandosi le attenzioni dei mass media nazionali e internazionali. Ha ispirato simpatia dappertutto. E, numeri alla mano, ha esercitato anche una certa supremazia nell'ambito regionale. Anche in questo campionato è davanti al Pescara, è in zona play off. Il derby di venerdì sera all'Adriatico-Cornacchia, visto dal fronte frentano, può rappresentare il definitivo salto di qualità. Sì, perché il Lanciano non ha mai vinto a Pescara e riuscirci sarebbe come chiudere il cerchio e mettere il sigillo alla superiorità evidenziata nell'ultimo anno e mezzo. Sarebbe come profanare il tempio del calcio abruzzese. Per riscrivere definitivamente la gerarchia c'è tempo, ma vincere il derby servirebbe ad allargare il solco in classifica e consolidare la supremazia esercitata di recente. E riuscirci con un pescarese come Roberto D'Aversa in panchina sarebbe una doppia soddisfazione per il popolo rossonero. L'altro personaggio centrale di Pescara-Virtus Lanciano sarà Marco Baroni, l'ex più atteso. L'anno scorso ha vissuto i derby sulla panchina rossonera (0-1 al Biondi e 2-2 a Pescara) e in estate ha lasciato la Virtus e i Maio per poi cedere alle lusinghe di Daniele Sebastiani. Non è stato un passaggio indolore: a Lanciano l'hanno presa male, come un tradimento. Sia la società che i tifosi gli hanno voltato le spalle. Qualcuno gli ha anche addebitato la responsabilità della qualificazione ai play off sfuggita nell'ultimo mese. Lui, il 51enne tecnico di origini fiorentine, ha tenuto fede al basso profilo: qualche precisazione, ma mai una polemica diretta. A Pescara è stato prima "adottato" con simpatia e poi messo sul banco degli imputati per la mancanza di gioco e di risultati. La luna di miele è durata poco. Addirittura, Baroni è stato sul punto di essere esonerato. All'orizzonte c'è il derby che lo vede al centro della scena. Non c'è profumo di pareggio, non ci sono vie di mezzo. Il popolo biancazzurro non ammette di vedere profanato il proprio tempio dai cugini rampanti e in ascesa. Lo vivrebbe come un'onta e le responsabilità ricadrebbero sull'allenatore. Baroni lo sa. E sa anche che è a un bivio: riconquistare la piazza oppure perdere definitivamente credibilità presso i tifosi. Lui conosce meglio di tutti la Virtus, pregi e difetti, ma è altresì vero che i rossoneri e D'Aversa sanno che cosa può passargli per la testa. E' il derby di Marco Baroni. Una motivazione in più per i lancianesi che nell'anticipo di venerdì sera cercano la consacrazione di un triennio da favola. A Pescara, invece, per dirla con le parole di Rudi Garcia, c’è la necessità “di rimettere la chiesa al centro del villaggio”.

@roccoletti1

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