Razzismo, furia Juan Jesus: «Caso Acerbi una vergogna»

La rabbia del brasiliano dopo la mancata squalifica del difensore dell’Inter: «Che amarezza, fatico a capire la decisione». Il Napoli contro la Lega Serie A
NAPOLI . «Ho letto più volte, con grande rammarico, la decisione con cui il Giudice Sportivo ha ritenuto che non ci sia la prova che io sia stato vittima di insulti razzisti: è una valutazione che, pur rispettandola, faccio fatica a capire e mi lascia una grande amarezza». Ieri, dopo 24 ore dalla decisione della giustizia sportiva di non infliggere alcuna sanzione all’interista Francesco Acerbi, il calciatore del Napoli Juan Jesus non si capacita: è «avvilito», non si sente «tutelato» e, soprattutto, non capisce come quelle parole possano essere derubricate a una semplice offesa. Resta la «vergogna del razzismo che fatica a scomparire», dice, e la «speranza che questa, per me, triste vicenda possa aiutare tutto il mondo del calcio a riflettere su un tema così grave ed urgente».
Juan Jesus si è allenato ieri con i compagni sotto la pioggia forte di Castel Volturno, ma la testa resta sull'assoluzione del difensore dell'Inter. E dunque, dopo la dura nota di martedì del club, ieri è stato lui stesso a mettere nero su bianco quello che pensa. «Sono sinceramente avvilito - spiega sul suo profilo Instagram e sul sito del Napoli - dall'esito di una vicenda grave che ho avuto l'unico torto di aver gestito “da signore”, evitando di interrompere un'importante partita. Pensavo ai disagi che avrebbe comportato agli spettatori, e confidando che il mio atteggiamento sarebbe stato rispettato e preso, forse, ad esempio. Probabilmente, dopo questa decisione, chi si troverà nella mia situazione agirà in modo ben diverso per tutelarsi e cercare di porre un freno alla vergogna del razzismo che, purtroppo, fatica a scomparire». Juan Jesus, che ha 32 anni e gioca in Italia dal 2012, afferma di non sentirsi «in alcun modo tutelato da questa decisione che si affanna tra il dover ammettere che “è stata raggiunta sicuramente la prova dell'offesa” e il sostenere che non vi sarebbe la certezza del suo carattere discriminatorio che solo io e “in buona fede” avrei percepito. Non capisco, davvero, in che modo la frase “vai via nero, sei solo un negro...” possa essere certamente offensiva, ma non discriminatoria». A questo riguardo Juan Jesus osserva che «lo stesso Acerbi si è sentito in dovere di scusarsi», ma poi non si spiega «perché mai, solo il giorno dopo e in ritiro con la Nazionale, abbia iniziato una inversione di rotta sulla versione dei fatti e non abbia, invece, subito negato, appena finita la partita, quanto era in realtà avvenuto. Non mi aspettavo un finale di questo genere che temo potrebbe costituire un grave precedente per giustificare certi comportamenti». Situazione grave per tutto il club azzurro che ieri ha ribadito il suo distacco dalle «iniziative di mera facciata delle istituzioni calcistiche contro il razzismo e le discriminazioni». Ieri il club azzurro ha spiegato che non parteciperà all'iniziativa della Lega di serie A contro il razzismo. Una posizione netta, contro la decisione della giustizia sportiva, che è stata espressa stanotte anche dalla città con striscioni con la scritta «Ipocrita sistema... Acerbi è il tuo emblema», esposti in diversi punti della città, da Piazza Plebiscito allo stadio Maradona.
Angelo Caradonna

