Sciotti: punto sui giovani Ma il ciclismo ora cambi

«Vogliamo valorizzare i ragazzi. Il mio credo: etica, valori e passione»
PESCARA. Il progetto va avanti, anche se alcuni intrerpreti cambieranno. Al centro c’è sempre lui, Valentino Sciotti, amministratore delegato della Farnese Vini nonchè patron del team Professional di ciclismo Nippo Vini Fantini Europa Ovini. Il 2018 segnerà un nuovo corso con l’unione ratificata nello scorso mese di settembre con il Gm Europa Ovini di Gabriele Marchesani. L’obiettivo è quello di ottenere la wild card per il Giro d’Italia 2018 dopo che il mancato invito alla scorsa edizione ha lasciato uno strascico polemico.
Sciotti, il bilancio del 2017 del suo team?
«Positivo. Abbiamo raccolto qualcosa in più rispetto a quello che ci aspettavamo».
Una stagione iniziata con il mancato invito alla corsa rosa.
«E’ stato l’anno in cui abbiamo vinto di più e abbiamo corso più gare. Certamente, è stata una grande delusione, ci siamo rimasti male. Però, è acqua passata e guardiamo avanti».
Come?
«Il nostro progetto è particolare. Noi facciamo sport per dare opportunità ai giovani di emergere. Negli ultimi anni abbiamo concesso questa possibilità a sette ragazzi che per la prima volta sono entrati nel mondo del professionismo. Nel 2018 saranno cinque i neoprofessionisti».
Il capitano sarà Canola.
«Si è guadagnato i gradi sul campo, è andato forte dal mese di febbraio fino alla fine di ottobre. Per 38 volte è entrato nei primi dieci in classifica e in più ha vinto diverse corse».
Farete il Giro d’Italia?
«Io penso che prima di tutto dobbiamo avere le carte in regola per essere invitati a casa degli altri (Rcs che organizza il Giro, ndr). E comunque è il padrone di casa che decide chi chiamare e chi no. Noi abbiamo lavorato per ottenere i requisiti più alti e quindi essere appetibili per il padrone di casa. Aspettiamo fiduciosi».
Nel 2014 siete ripartiti dal basso, dopo la delusione della positività di De Luca al Giro d’Italia del 2013.
«Noi abbiamo voluto essere leggermente più coinvolti nella gestione della squadra. E abbiamo costruito un pool di sponsor che la pensano allo stesso modo. A tutti piace vincere, noi ci proviamo, ma non deve essere uno stress. Vogliamo fare sport in maniera pulita. L’immagine immacolata è la vittoria più bella per noi. Ogni volta che ci hanno invitato al Giro non abbiamo avuto una multa. L’aspetto etico è al primo posto. Il nostro è un modo diverso di fare sport».
Nel 2018 si ripartirà con il Gm Europa Ovini.
«Io e Gabriele Marchesani siamo molto amici. E a un certo punto abbiamo capito di volere la stessa cosa. Così abbiamo unito le forze per rendere molto più abruzzese il team. Il ciclismo di solito in Italia finisce in Toscana, adesso non più».
Non ci sarà il ds Stefano Giuliani che con lei aveva iniziato la nuova avventura.
«Sì, finora abbiamo sempre condiviso l’obiettivo e siamo stati insieme. Se, invece, emergono delle sfumature diverse è giusto che le strade si separino nel pieno rispetto reciproco». Non ci sono abruzzesi in squadra.
«Ma la colpa non è mia. Evidentemente non ci sono state le condizioni per fare questa scelta. C’è stato un ragazzo che è andato vicino all’ingaggio (Onesti, ndr), ma, forse, è meglio un altro anno di maturazione e poi magari il matrimonio si potrà fare. Più in generale, manca un ricambio generazionale; questo sì, è vero ».
Si è parlato di Giulio Ciccone.
«Il corridore teatino è sotto contratto con un altro team. L’ho visto crescere, lo conosco bene e gli auguro il meglio. Ma le strade sono diverse».
La sinergia con i giapponesi va avanti.
«Con la Nippo e con gli amici giapponesi condividiamo valori e principi. Penso che sia un’unione destinata a durare a lungo».
In Italia il ciclismo fa fatica.
«Siamo in un momento davvero brutto. Ogni anno l’Italia perde qualcosa nel ciclismo. A livello di squadre è sempre più povero. C’è bisogno di programmazione. Non si può vivere sull’iniziativa di un singolo sponsor. Oggi siamo ai margini del ciclismo mondiale e per ritornare ai fasti di un tempo c’è bisogno di una politica che aggreghi. Manca uno spirito nazionalistico».
Lei non è stato tenero con la federazione.
«Ho espresso delle critiche, ma sempre in maniera costruttiva. A me è dispiaciuto non vedere la federazione tutelare un team come il nostro escluso dal Giro che è la manifestazione più importante del nostro Paese. Tutto qui».
Ha mai pensato di entrare nel mondo del calcio?
«Come Vini Fantini, recentemente, abbiamo fatto una sponsorizzazione allo stadio del Torino con la cartellonistica. Non penso di avere le qualità per capire qualcosa del mondo del calcio. Negli anni scorsi mi è stata offerta la possibilità di rilevare una società abruzzese che all’epoca aveva bisogno di sostegno. Mi sarebbe piaciuto, ma sapevo che ci avrei solo rimesso dei soldi perché non conosco il mondo. E così, a malincuore, ho dovuto rinunciare e quella squadra che poi ha scelto di ricominciare dalle categorie minori». Il club in questione è la Virtus Lanciano e la trattativa risale al 2016.
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