Tomba, i trionfi di un mito «La mia vita spericolata»

7 Aprile 2022

Il ricordo del primo Gigante vinto: «Stenmark mi disse: non ce la faccio, sei troppo forte»  Oltre 50 successi compreso quello di Roccaraso nel 1994: «Il mio debole per l’Abruzzo» 

L’AQUILA. Quando un ragazzo che veniva dall’Appennino a 22 anni riuscì a fermare il festival di Sanremo correva l’anno 1988. Due medaglie d’oro, in gigante e in slalom, e tutta l’Italia si alzò in piedi per applaudire il suo nuovo campione. Di vittorie poi in carriera ne sono arrivate 50 (+ 1 parallelo a cui tiene tantissimo) e soprattutto è arrivata la Coppa del Mondo generale nel 1995 disputando solo le prove tecniche. Alberto Tomba ieri è stato ospite all’Aquila all’Accademia delle Belle Arti del convegno “Io non ci casco” per parlare di sicurezza. Prima un minuto di silenzio per ricordare nel giorno del lutto cittadino le 309 vittime del terremoto e poi tanti temi trattati dai relatori con un’unica finalità: promuovere la sicurezza in montagna.
Tomba e il terremoto. Il racconto di Alberto Tomba parte proprio dal 2009, dal mese di giugno quando decise di fare visita alle zone terremotate. «Venni senza fare proclami e vidi tanta disperazione. Rimasi davvero colpito quando negli occhi degli aquilani nelle tendopoli percepivo la forza e la volontà di ripartire. E avevo visto bene perché oggi ritrovo una città quasi nuova e pronta per riprendere il suo percorso».
Le vittorie sugli sci. La platea gremita si emoziona quando Alberto Tomba ricorda i suoi successi e i suoi trionfi. Il suo nome in un modo o nell’altro era legato alle località che gli hanno messo al collo le medaglie d’oro olimpiche. Calgary, provincia di Alberta in Canada e Albertiville in Francia che tradotto letteralmente significa la città di Alberto. E lui ci scherza su. «Verissimo, e sembra quasi incredibile. A Calgary in gigante era il 1988 sono partito con il numero 1 e vinsi bene; in slalom invece con l’11 non fu facile. Ma alla fine recuperai e mi misi al collo la seconda medaglia d’oro. E il festival di Sanremo si fermò. A Albertville vinsi nuovamente in gigante ma questa volta in slalom il norvegese Jagge mi arrivò davanti. I mondiali? Crans Montana 1987 fu bellissimo. Ero terzo dietro a Zurbriggen e Girardelli, ma lo svizzero Gaspoz andava fortissimo. Finivo quarto ma poi cadde e restai sul podio. La Coppa del Mondo? Bellissima anche lei e nel 1995 sono riuscito a conquistarla solo con gigante e slalom senza discipline veloci. E mi sono preso una rivincita. Vi racconto con piacere anche quando al Sestriere vinsi il mio primo gigante. Secondo arrivò quel mito di Stenmark che più in là mi disse: “Alberto mi ritiro sei troppo forte”. Immaginate che emozione».
Tomba e la sicurezza. Il tema del convegno è la sicurezza sugli sci e Alberto Tomba parla volentieri. «Nel 1991 a Saalbach ai mondiali mi presentai con il casco in gigante. Tutti mi prendevano in giro ma in realtà avevo solo anticipato i tempi. Come per i paracolpi in carbonio. E a Kraniska Gora in slalom ero secondo dopo la prima manche alle spalle di Jagge. Durante la ricognizione della seconda manche ho capito che non c’era la sicurezza necessaria per correre perché la neve aveva ceduto. Andai a casa tra lo stupore generale. E Jagge da primo finì 27°».
Tomba e l’Abruzzo. Dallo storico preparatore Giorgio D’Urbano agli assoluti del 94: Alberto Tomba è molto legato all’Abruzzo. «Con D’Urbano (di Chieti, ndc) ho scoperto la bellezza di questa terra che, come la mia Emilia Romagna, ha tutto. Cibo, vino e soprattutto mare e montagna. Roccaraso ’94: che bel ricordo. Vinsi gli assoluti e sulla piana delle Cinque Miglia ho dato uno sguardo al termometro. Segnava -24.5°. Diciamo che tanto caldo non faceva. E poi vi do appuntamento a domani (oggi, ndc) a Campo Imperatore perché sarò con i ragazzi dei campionati studenteschi (organizzati con il supporto del Centro Turistico)». Tomba saluta e inizia a firmare autografi. Uno è speciale. Sugli sci lunghi più di due metri con cui vinceva le tante medaglie d’oro.
Enrico Giancarli