«Volevo lasciare il Pescara ora spero di portarlo in A»

Il regista e il momento buio dell’anno scorso: «Lavoravo tanto e finivo in tribuna Adesso dobbiamo riprenderci quanto ci è stato tolto dalla traversa di Bologna»
PESCARA. Deve ancora prendere la patente di guida, nonostante una Mini Cooper parcheggiata in garage, ma Lucas Torreira ha dimostrato di saper guidare eccome il centrocampo del Pescara.
Lui è uno dei volti della rinascita del Delfino, iniziata a fine aprile contro il Como e sancita dal netto 4-0 di domenica scorso ai danni del Lanciano.
Tosto, rapido, dinamico: si muove con armonia nella zona nevralgica del campo, pronto a strappare la palla dai piedi degli avversari, impostare la nuova azione e, all'occorrenza, concluderla.
Proprio com'è accaduto quattro giorni fa ad una manciata di minuti dalla fine della sfida con i rossoneri: «È stata una bella emozione riuscire a segnare in una gara tanto importante», attacca il ragazzo venuto dall'Uruguay. «Ho visto il mio compagno Mitrita in possesso di palla, allora mi sono proposto. Ho alzato lo sguardo e davanti a me c'era una prateria che conduceva alla porta avversaria. Ho pensato solo a correre più veloce che potessi. Arrivato davanti a Cragno la prima idea è stata quella di calciare a giro sul secondo palo. Ma in una frazione di secondo la mia testa ha pensato che la soluzione migliore fosse quella poi messa in pratica: il tocco sotto. Avete visto tutti com'è andata a finire». E ride.
Anche se, quello segnato al Lanciano è stato solo il secondo gol in campionato. Come mai?
«Perché gioco lontano dalla porta. Agli inizi facevo il trequartista. In quel ruolo avevo compiti diversi, dovevo dare l'ultimo passaggio o cercare la via della rete. Adesso le richieste del mister sono altre, il mio raggio d'azione è arretrato e arrivare in zona gol non è facile».
A proposito di mister, l'arrivo di Oddo sulla panchina del Pescara ha segnato anche la sua esplosione come calciatore. Come ha vissuto l'ultimo anno?
«È cambiato tutto, o quasi. Sono passati circa trecentosessantacinque giorni da quel pomeriggio di Varese. Sembrava l'inizio della fine, invece era solo l'inizio...».
Prego, racconti pure.
«Immagino vi ricordiate come andó quella partita. Io ero contento perché finalmente Baroni mi aveva fatto esordire dopo un anno fatto più di tribuna che altro. Ma la sconfitta in Lombardia aveva ridotto al lumicino le speranze di agganciare il treno play off, tanto che la società decise di cambiare guida tecnica. L'arrivo di Oddo ha segnato la svolta per Torreira calciatore: l'allenatore mi ha dato fiducia nonostante la mia giovane età e io credo di averla ripagata con dei play off di alto livello, tanto da convincere la Sampdoria ad acquistarmi».
Lei stesso ha detto che prima dell'arrivo di Oddo le cose non andavano benissimo. Ha mai pensato di abbandonare Pescara?
«Onestamente sì. Ci sono stati dei momenti bui, in cui sentivo una grande tristezza dentro me. Mi allenavo dalla mattina alla sera, in campo, in palestra. Il risultato peró era sempre lo stesso: il sabato andavo in tribuna. Devo dire grazie alle persone che mi sono state vicino in quel periodo, specie Giorgio Repetto. Mi ha dato una forza per andare avanti e se oggi sono qui devo molto alla sua figura».
Oggi è qui, a luglio a Bogliasco. Ma in caso di promozione, non le piacerebbe rimanere un altro anno con questo gruppo a giocarsi la serie A?
«Non penso a luglio, penso alla partita di sabato a Modena e poi a quella col Latina. Saranno due gare toste perché affronteremo due avversarie bisognose di punti per mantenere la categoria. Ora l'obiettivo è quello di evitare il turno preliminare degli spareggi, per avere qualche giorno di riposo in più. Sarebbe importantissimo. Voglio riprendermi quello che la traversa di Bologna ci ha tolto lo scorso anno».
In ottica play off, matematicamente acquisiti, quanto peserà l'assenza di Memushaj?
«Abbiamo visto l'anno scorso quanto si è fatta sentire quella di Bjarnason. Credo che le due situazioni siano simili. Quindi dico tanto. Ma allo stesso tempo dico che la rosa offre svariate soluzioni altrettanto valide. Chiunque andrà in campo darà il 101% per raggiungere l'obiettivo voluto da tutti. Statene certi».
Lei è uruguaiano, ma possiede anche la cittadinanza spagnola. Se dovesse arrivare una chiamata dalla Roja, cosa farebbe?
«Non scherzare. Sono uruguaiano. Fuori. E soprattutto dentro».
Adriano De Stephanis
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