È la salita cara a Pantani: nel 1999 trionfo del Pirata

Staccò tutti e vinse a Campo Imperatore prima dell’esclusione dal Giro
Si arriva a Campo Imperatore e i ricordi vanno a quello che accadde il 22 maggio 1999. Quel giorno di 24 anni fa Marco Pantani scrisse sul Gran Sasso una delle pagine più belle della sua carriera e della storia del Giro d'Italia. Un'impresa che ancora oggi scalda i cuori degli appassionati di ciclismo e di tutti quelli che amano il Pirata di Cesenatico, prematuramente scomparso nel 2004 all'età di 34 anni.
Ricordo indelebile. Ripercorriamo cosa accadde in quella memorabile tappa. L'82ª edizione del Giro d'Italia, partita il 15 maggio 1999 dalla Sicilia, si appresta a vivere una giornata che può lasciare il segno nella classifica generale. Sabato 22 maggio la corsa rosa prende il via da Pescara (il giorno prima c'era stato l'arrivo a Lanciano), per l'ottava frazione, ed è pronta ad affrontare il primo esame duro, la scalata fino ai 2.130 metri di Campo Imperatore. In maglia rosa, da tre giorni, c'è il francese Jalabert. Le condizioni meteo sono difficili, la tappa (lunga 253 km) è di quelle che metteranno a dura prova le gambe dei corridori. Piove, fa freddo e ai lati della strada che conduce in vetta ci sono due muri di neve. Le nuvole basse impediscono all'elicottero della Rai di trasmettere in diretta le immagini degli ultimi chilometri e, perciò, ci si affida alle informazioni di Radio Corsa. Tanti tifosi, infreddoliti e inzuppati d'acqua, attendono notizie con trepidazione sulla salita e nei pressi del traguardo. A meno di tre chilometri da Campo Imperatore la tappa si infiamma e nel gruppo di testa scoppiano i fuochi d'artificio. Lo spagnolo Josè Maria Jimenez (anch'egli scomparso nel 2003) prova un allungo, ma Pantani non si fa sorprendere e va dietro a Jimenez con Ivan Gotti. Quest'ultimo fa fatica a reggere il passo del Pirata, che nel tratto più duro (9.3% di pendenza media), a 2 km dalla vetta, lo stacca e si invola in solitaria verso il traguardo tra il tripudio della gente. In una delle ultime curve le telecamere fisse inquadrano Pantani, che è ormai vicino al successo, e l'indimenticato Adriano De Zan esclama in telecronaca: «È la dimostrazione che quando la strada incomincia a salire non c'è nessuno in grado di resistergli. Pantani ha smontato le velleità di tutti gli altri». Il campione di Cesenatico, dopo una tappa epica di più di 7 ore, vince con 23 secondi su Jimenez e 26 sullo svizzero Alex Zulle. Tra gli staccati (a 1'33'') c'è l'abruzzese Danilo Di Luca. Per Pantani arriva anche la maglia rosa, che nella cronometro di Ancona del giorno dopo tornerà momentaneamente sulle spalle di Jalabert.
Il triste epilogo. L'impresa di Campo Imperatore spiana la strada al bis dell'anno precedente. Nel 1998, infatti, Pantani ha vinto il Giro davanti al russo Tonkov e ha poi conquistato anche il Tour de France. Tutto sembra procedere verso un altro trionfo alla Corsa Rosa del 1999. Il Pirata riconquista il primato in classifica il 29 maggio, si aggiudica le tappe di Oropa (30 maggio), Alpe di Pampeago (3 giugno) e Madonna di Campiglio (4 giugno). All'indomani della vittoria di Madonna di Campiglio, però, accade l'impensabile: Pantani, che domina la classifica generale (5'38'' di vantaggio su Savoldelli), viene escluso dal Giro d'Italia per un valore dell'ematocrito superiore al margine di tolleranza dell'1% sul limite massimo (50%) consentito dal regolamento. La notizia è uno choc e fa il giro del mondo. Nella penultima tappa Gotti va in testa alla classifica e fa sua la corsa mentre per Pantani, di fatto, la mazzata del 5 giugno 1999 segna l'inizio del triste epilogo della carriera e della sua vita. Gli ultimi acuti del Pirata arriveranno al Tour de France del 2000, ma negli occhi degli appassionati di ciclismo restano le immagini delle imprese di 24 anni fa e di quella cavalcata solitaria che a Campo Imperatore, tra due muri di neve, infiammò il Giro in un memorabile sabato di maggio.
Gaetano Lombardino
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