Abuso edilizio a palazzo Tritone Dovrà essere abbattuto un piano

Il Comune nega al condominio di via Ravenna di sanare il problema con una sanzione pecuniaria Se i proprietari non eseguiranno quanto disposto, l’ente si sostituirà a loro e addebiterà le spese
GIULIANOVA. L’amministrazione comunale non ha accettato la proposta di fiscalizzazione dell’abuso edilizio riscontrato nella realizzazione del condominio Tritone di via Ravenna. Il mancato accoglimento della “soluzione indolore” genera automaticamente e immediatamente l’abbattimento delle parti abusive del palazzo indicate dal Consiglio di Stato con la sentenza del novembre 2019.
La storia parte da lontano, dagli anni ’60-70 del secolo scorso, e ha al centro quell’immobile, successivamente denominato condominio Tritone, realizzato su progettazione dell’ingegnere Ruggero Di Giambattista. Già l’8 aprile 1974 il tribunale di Teramo assolse l’ex sindaco Pietro De Dominicis dall’accusa di non aver vigilato sulla edificazione che la cooperativa Tritone, di cui De Dominicis faceva parte, stava realizzando sul lungomare Zara. La sentenza fu assolutoria nei confronti di De Dominicis e il collegio giudicante certificò allora che la differenza tra il realizzato e quanto previsto nel progetto approvato era solo di 27 centimetri. Il 24 ottobre 2011 il Comune di Giulianova emise un’ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi, impugnata al Tar dai condòmini e annullata dai giudici amministrativi (2013). Da qui il ricorso al Consiglio di Stato da parte dell’impresa Gavioli Arte e Restauri srl – proprietaria dello stabile limitrofo, contro il quale il condominio Tritone aveva avviato una battaglia legale – per la riforma della sentenza del Tar Abruzzo. In sostanza il Consiglio di Stato, accogliendo il ricorso di Gavioli, ha ridato vigore all’ordinanza del Comune del 2011 che disponeva «la eliminazione di una serie di opere qualificate come variazioni essenziali degli atti autorizzativi, in zona soggetta a vincolo paesaggistico». Alla fine ha avuto la meglio Gavioli e, sulla scorta di quanto disposto dal Consiglio di Stato, il condominio Tritone sarà costretto ad abbattere l’ultimo piano dell’immobile, costituito da due appartamenti, e abbassare di alcuni centimetri il solaio del piano terra. Inoltre lo stesso piano terra, trasformato in luoghi di attività, dovrà tornare alla originaria destinazione d’uso di garage. Per evitare la soluzione estrema il condominio ha chiesto la fiscalizzazione dell’abuso rilevato dal Consiglio di Stato, soluzione che prevede la possibilità di sostituire la rimozione della porzione abusiva dell’immobile con una sanzione pecuniaria nel caso in cui la demolizione non possa avvenire senza pregiudizio per la restante parte. Il Comune ha ritenuto non percorribile la soluzione prospettata e così occorrerà procedere secondo l’ordinanza municipale del 2011. I proprietari dovrebbero a questo punto presentare un progetto di demolizione che dovrà passare al vaglio dell’amministrazione. Se ciò non dovesse accadere, il Comune dovrà esercitare il potere sostitutivo con addebito delle spese ai diretti interessati.
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