Accusato di terrorismo, la Corte dice no alla perizia psichiatrica

11 Luglio 2020

Nuova udienza del processo in Corte d’assise per Il giovane egiziano che ha vissuto a Colonnella Secondo la Procura era un soldato dell’Isis, nella prossima udienza il suo interrogatorio 

TERAMO. In una lunga giornata dedicata all’audizione dei testi dell’accusa, la nuova udienza del processo a Issam Elsayed Aboulelayem Shalabi – il 23enne egiziano accusato di essere un soldato dell’Isis – si è aperta con la Corte d’assise (presieduta da Domenico Canosa, a latere Morena Susi) che ha rigettato la richiesta di perizia psichiatrica fatta dalla difesa dell’imputato.
Una istanza che il difensore Umberto Gramenzi ha presentato, ha detto in aula, sulla base di una testimonianza dalla quale emerge che in passato l’imputato sia stato accompagnato presso un centro psichiatrico dell’ospedale di Melzo (nel Milanese ndr) per problemi psichiatrici. Una circostanza quest’ultima, che la corte, nelle motivazioni del rigetto ha definito «del tutto sfornita, allo stato, di riscontro documentale di tipo sanitario che possa permettere alla corte di verificare di quale problematica si tratti, la sua incidenza sullo stato di mente dell’imputato anche a distanza di oltre quindici mesi».
A caratterizzare l’udienza anche una questione sollevata dalla Pubblica Accusa (rappresentata dal pm della distrettuale antimafia David Mancini) su un elaborato depositato dalla traduttrice di lingua arabanominata dalla Corte insieme al perito incaricato della trascrizione delle intercettazioni. Un’analisi documentale, una sorta di insieme di linee guida, l’ha definita il perito Simona Fernandez «per comprendere il mondo e la cultura araba». Simona Fernandez è la responsabile del centro di accoglienza per migranti di San Pietro di Isola che nel 2019 ha raggiunto un piccolo villaggio sulle montagne presidiate dai talebani, tra il Pakistan e l’Afghanistan, per riportare nel suo paese le ceneri di un ragazzo pakistano ospite del centro stroncato da un ictus.
Il pm ha chiesto che l’elaborato presentato dalla Fernandez ( e non la perizia sulle trascrizioni) non fosse inserita nel fascicolo processuale perchè «influenza con interpretazioni personali la traduzione». Richiesta a cui si è opposta la difesa dell’imputato. La corte, dopo essersi ritirata, ha ammesso l’elaborato.
Il nome del 23enne Shalabi, che durante la sua permanenza a Colonnella aveva lavorato per una ditta di pulizie che aveva l’appalto per McDonald’s, era finito nei controlli della polizia nel dicembre del 2017 quando la sua presenza era stata segnalata tra i militanti islamici frequentatori di un gruppo Whatsapp.
Secondo investigatori ed inquirenti Shalabi, arrivato in Italia sette anni prima per un ricongiungimento familiare con il padre, sarebbe diventato il leader di un gruppo di tre giovanissimi profondamente radicalizzati che all’epoca vivevano a Colonnella. Dopo l’Abruzzo si era spostato a Cuneo e infine a Milano. Nella prossima udienza gli ultimi testi della Pubblica accusa e l’esame dell’imputato che in una precedente udienza ha dichiarato di non essere un terrorista.
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