Acqua, 7 udienze fino a dicembre ma sul rinvio scoppia la polemica

TERAMO. Il calendario delle udienze da settembre a dicembre ne prevede sette. Ma l’ennesimo rinvio del processo sul sistema acqua del Gran Sasso solleva ancora una volta le proteste degli avvocati,...
TERAMO. Il calendario delle udienze da settembre a dicembre ne prevede sette. Ma l’ennesimo rinvio del processo sul sistema acqua del Gran Sasso solleva ancora una volta le proteste degli avvocati, sia di quelli dei dieci imputati sia di quelli delle 12 parti civili ammesse tra cui molte associazioni ambientaliste. La data di ieri da tempo era stata indicata come quella per l’avvio delle audizioni in aula dei testi della Pubblica accusa, a cominciare dai carabinieri del Noe che hanno seguito tutta la fase delle indagini, e l’udienza era in programma in un’aula dell’università proprio per garantire il rispetto del distanziamento sociale visto il massiccio numero di parti presenti. Ma così non è stato. Così come già annunciato da qualche giorno, ieri mattina non ci sono stati testi in aula e il giudice monocratico Domenico Canosa ha annunciato lo slittamento a settembre con la calendarizzazione di ben sette udienze fino al mese di dicembre.
Il rinvio ha sollevato le proteste degli avvocati. Dice il penalista Gennaro Lettieri, difensore di uno degli imputati, e presidente della camera penale teramana: «Non capisco le ragioni del perché da fine marzo a fine maggio non sia stato possibile celebrare questa udienza visto che c’era già la disponibilità della sala dell’università che, a differenza di quello che avviene in tribunale, viene sanificata il giorno dopo l’utilizzo».
Polemico l’avvocato Mimmo Giordano che rappresenta le associazioni ambientaliste riunite nell’Osservatorio indipendente per l’acqua. Dice il legale: «Ad oggi l’unica certezza è che a tre anni dall’udienza preliminare il dibattimento non è ancora iniziato. Noi chiediamo che inizi presto perché siamo convinti che sia indispensabile poter sentire tutti in aula gli investigatori del Noe che hanno fatto le indagini». Nel procedimento, che vede 10 imputati tra ex vertici dell’Istituto di fisica nucleare, Strada dei Parchi e Ruzzo, la Procura (fascicolo dei pm Davide Rosati, Stefano Giovagnoni e Greta Aloisi) contesta l’inquinamento ambientale e il getto pericolose di cose.
Il processo è nato da un’inchiesta che ha posto sotto la lente di ingrandimento di investigatori e inquirenti l’intero sistema Gran Sasso, evidenziando quella che la Procura ha definito come un permanente pericolo di inquinamento delle acque. Decine di sopralluoghi e videoispezioni, le ricostruzioni dei tre super esperti incaricati dalla Procura teramana e le indagini dei carabinieri del Noe avrebbero infatti fotografato una realtà fatta di rischi e procedure ignorate. (d.p.)
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