Acqua, enti sotto accusa anche per aver violato una normativa europea

14 Marzo 2019

Nel chiedere il processo per i vertici di Infn, Strada dei Parchi e Ruzzo i pm contestano la mancata applicazione del principio di precauzione

TERAMO. C’è anche la violazione di quel principio di precauzione sancito dalle varie normative europee in tema di tutela ambientale e salute pubblica a caratterizzare le dieci richieste di rinvio a giudizio fatte dalla Procura teramana a chiusura della maxi inchiesta sulla sicurezza dell’acqua.
Perché ai vertici di Istituto di fisica nuclare, Strada dei Parchi e Ruzzo i magistrati contestano innanzitutto una mancata tutela dell’ambiente «garantita mediante un’azione che sia informata ai principi di precauzione e dell’azione preventiva». Ovvero, così come stabilito dal Trattato Ce «in caso di pericoli, anche solo potenziali, per la salute umana e per l’ambiente, deve essere assicurato un alto livello di protezione».
I reati ipotizzati sono quelli già definiti nell’avviso di conclusione: ovvero l’inquinamento ambientale (il 452 bis) e il getto pericoloso di cose (il 674). In questi mesi decine di sopralluoghi e videoispezioni, le ricostruzioni dei tre super esperti incaricati dalla Procura teramana e le indagini del Noe hanno fotografato una realtà fatta di rischi e procedure ignorate. In un contesto, quello ipotizzato dalla Procura, in cui sono emerse presunte interferenze tra i laboratori, le gallerie autostradali e il sistema di condutture delle acque con criticità mai sanate. Con, sostengono i magistrati, un pericolo permanente per la salubrità delle acque a causa di un inadeguato isolamento delle opere di captazione e convogliamento di quelle destinate ad un uso potabile.
L’inchiesta è dei pm Greta Aloisi, Davide Rosati e Stefano Giovagnoni coordinati dal procuratore Antonio Guerriero per anni magistrato nella Terra dei fuochi). Nella richiesta di rinvio a giudizio i pm hanno inserito anche le società Strada dei Parchi e Ruzzo Reti per illecisti amministrativi. Questi i nomi per cui la Procura teramana ha chiesto il rinvio a giudizio: Fernando Ferroni, presidente dell’Istituto di fisica nucleare; Stefano Ragazzi, direttore dei laboratori nazionali dell’Istituto di fisica nucleare; Raffaele Adinolfi Falcone, responsabile del servizio ambiente dei laboratori; Lelio Scopa, presidente del consiglio di amministrazione della Strada dei Parchi; Cesare Ramadori, amministratore delegato di Strada dei Parchi; Igino Lai, direttore generale di esercizio di Strada dei Parchi; Antonio Forlini, oggi ex presidente di Ruzzo Reti e attuale consigliere del Cda; Domenico Giambuzzi, all’epoca dei fatti responsabile dell’area tecnica della Ruzzo Reti; Ezio Napolitani, responsabile dell’unità operativa di esercizio della Ruzzo Reti; Maurizio Faragalli, responsabile del Servizio acquedotto della Ruzzo Reti.(d.p.)
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