Acqua intorbidita dai lavori Indagati Forlini e Giambuzzi

17 Dicembre 2018

L’ex presidente del Cda (che chiede di essere interrogato) e lo storico direttore tecnico della società  sono accusati di adulterazione: una donna di Casemolino è finita in ospedale dopo aver bevuto

TERAMO. L’inchiesta è quella su un presunto caso di adulterazione dell’acqua a Casemolino di Castellalto. Indagine ben distinta e diversa da quella sul sistema acqua Gran Sasso che, a carico di dieci indagati, ipotizza l’inquinamento ambientale. A legare i due procedimenti il nome di un indagato: l’ex presidente della Ruzzo Reti Antonio Forlini. Il nome del’attuale consigliere del Cda della società, già indagato nella maxi inchiesta per inquinamento, compare nell’ avviso di conclusione che il pm Stefano Giovagnoni ha firmato per il fascicolo sull’adulterazione. Forlini in questa inchiesta è indagato insieme allo storico direttore tenico Domenico Giambuzzi, che da gennaio andrà in pensione. L’ex presidente, assistito dall’avvocato Gennaro Lettieri, dopo la notifica dell’avviso (così come fatto per l’inchiesta sul sistema acqua Gran Sasso) ha chiesto di essere ascoltato dal magistrato. Cosa che ha già fatto Giambuzzi assistito dall’avvocato Guglielmo Marconi.
Il fascicolo aperto a giugno da Giovagnoni nasce dal caso di una 60enne di Casemolino di Castellalto finita al pronto soccorso per dei malori dopo aver bevuto l’acqua del rubinetto di casa. A conclusione delle indagini il pm ha iscritto i due nomi contestando l’ipotesi di adulterazione colposa delle acque.
Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri forestali su delega dell’autorità giudiziaria sotto accusa sono finiti i lavori effettuati in quei giorni sulla condotta idrica a Poggio San Vittorino. Lavori che, sempre secondo investigatori e inquirenti, avrebbero provocato un momentaneo e circoscritto sforamento dei limiti per quel che riguarda i valori di alcune sostanze quali alluminio e benzopirene.
Tra il materiale acquisito dagli investigatori proprio i risultati delle analisi fatte all’epoca dalla Asl. Secondo quelli dell’azienda sanitaria ci sarebbe stato uno sforamento dell’alluminio la cui presenza sarebbe risultata superiore al limite di legge e di benzopirene. Di diverso avviso la Ruzzo Reti che in quei giorni, proprio su questo caso, aveva diffuso una nota in cui precisava «che dalle proprie controanalisi, effettuate il 19 maggio, alle ore 11 nell’abitazione da cui erano stati segnalati problemi e alle 12 nel fontanile della stessa via D’Annunzio, non sono emerse criticità, fatta eccezione per un livello di intorbidimento di poco superiore al limite consentito (3,9 e 1,5 contro il limite di 1 fissato dalla legge) e riconducibile ai lavori eseguiti a Poggio San Vittorino, nei giorni precedenti, sulla condotta principale Tronco Roseto».
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