Astolfi da oggi è in pensione «Lascio un reparto leader nell’endoscopia operativa»

1 Agosto 2019

Il gastroenterologo lascia la Asl dove ha lavorato, ad Atri e poi a Teramo, dall’87 È l’unico in Abruzzo ad eseguire l’enteroscopia per esplorare l’intestino tenue

TERAMO. Il Mazzini perde un altro primario. Da oggi va in pensione Antonio Astolfi, primario dell’unità operativa complessa di gastroenterologia ed endoscopia interventistica dell’ospedale di Teramo.
Il medico, 66 anni, si è laureato in medicina nel 1980, seguendo corsi di studi alle università di Perugia e Chieti, e poi si è specializzato in chirurgia generale e anche in gastroenterologia ed endoscopia digestiva. Lavorava alla Asl di Teramo dall'87. Fino al 2007 ha prestato servizio all’ospedale di Atri, dove faceva anche il chirurgo ma poi si è dedicato solo alla gastroenterologia. All'epoca il reparto di endoscopia operativa aveva cinque posti letto che poi furono tolti, di conseguenza Astolfi andò a Villa Pini, dove rimase per 8 mesi. Tornato alla Asl di Teramo, nel 2008 divenne prima responsabile del reparto del Mazzini e cinque anni fa è diventato primario.
«Lascio un reparto nuovo, con un'equipe di alto livello», esordisce Astolfi, «nel 2008 il servizio faceva solo la diagnostica. Col mio arrivo abbiamo dato il via a tutta l'attività operativa, soprattutto sulle vie biliari e pancreatiche, oltre che l'enteroscopia (che già facevo ad Atri, unico in Abruzzo, nel 2006) per esplorare il piccolo intestino, molto difficile per la sua lunghezza e conformazione». E quindi il Mazzini è diventato punto di riferimento per l’endoscopia operativa: ad esempio per l’estrazione calcoli dal coledoco e il trattamento palliativo dei tumori delle vie biliari e del pancreas.
«Su vie biliari e pancreas ho fatto circa settemila interventi», sorride Astolfi, «questi e l'enteroscopia danno più gratificazione dal punto di vista professionale e umano. Ad esempio con l'enteroscopia si riescono a bloccare emorragie nell'intestino tenue, difficile da esplorare con altre metodiche e da trattare senza l’intervento chirurgico classico: abbiamo salvato la vita a parecchi pazienti. E poi togliere i calcoli nel coledoco e anche a livello intraepatico non è cosa da poco: con una piccola incisione a livello del duodeno si fa la pulizia dei calcoli, con una degenza brevissima del paziente». Astolfi lascia la Asl, ma non la professione. «Dal 1° settembre lavorerò nella clinica Pierangeli, dove continuerò a fare tutte le attività prestate al Mazzini e visiterò a Teramo», conferma. Il gastroenterologo sottolinea anche che «i risultati li abbiamo raggiunti grazie anche alla stretta collaborazione di medici e infermieri che mi sono stati accanto».
E, guardando indietro, traccia un bilancio di quanto è cambiato in 40 anni di professione: «Dal punto di vista scientifico c'è stata un'evoluzione incredibile, soprattutto per le tecniche mininvasive e quindi l'endoscopia. Rispetto agli inizi degli Anni 80 quando ho frequentato l'endoscopia di Reggio Emilia diretta dal professor Bedogni – uno dei primi a fare l'endoscopia alle vie biliari e pancreatiche, venivano dagli Usa imparare _ c'è stato soprattutto un miglioramento tecnologico degli strumenti e dell'ingegneria medica. Dal punto di vista umano c’è un diverso atteggiamento psicologico di alcuni pazienti: la medicina deve salvare in ogni caso, senza ammettere la minima complicanza o rischio. Ma nonostante gli incredibili passi avanti le complicanze sono possibili». (a.f.)
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