Atri, il 5 dicembre nuovo corteo per far riaprire il punto nascita

25 Novembre 2015

La data è stata fissata in una riunione promossa dal comitato “Il San Liberatore non si tocca” alla quale hanno partecipato il sindaco, i consiglieri e i rappresentanti di partiti e associazioni

ATRI. Si svolgerà il 5 dicembre prossimo il corteo di protesta per ottenere la riapertura del punto nascita dell’ospedale San Liberatore di Atri. La data è stata fissata lunedì scorso in una riunione che si è svolta in municipi promossa dal comitato “Il San Liberatore non si tocca”, alla quale hanno partecipato il sindaco Gabriele Astolfi, il comitato difesa ospedale, l’associazione studentesca atriana, tutti i consiglieri comunali, rappresentanti di Pd, Forza Italia, M5S, Abruzzo Civico, Futuro In, Atri rossa, Azione antifascista.

All’unanimità i partecipanti hanno espresso la loro scelta inequivocabile di scendere in piazza per far riaprire il punto nascita. Gli organizzatori (Pierfrancesco Macera, Gianpiero Reitano, Roberto Marchione) fanno sapere che «nei prossimi giorni verranno comunicate le modalità ed il tragitto del corteo e fanno sin d’ora appello a tutti i cittadini atriani e dei territori limitrofi a diffondere con la massima capillarità l’invito alla partecipazione alla manifestazione».

Dopo la chiusura del punto nascita atriano lo scorso 1° novembre, provvedimento sul quale deve ancora pronunciarsi il Tar per il ricorso presentato dal Comune di Atri, è arrivato il nuovo decreto ministeriale firmato dalla Lorenzin che ha confermato la possibilità di deroga per motivi geografici della chiusura del punto nascita del San Liberatore. Ciò ha spinto il consigliere regionale Luciano Monticelli ad affrettarsi a scrivere al governatore D’Alfonso per invitarlo a «riconsiderare le decisioni prese alla luce della nuova normativa e per non sottoporre i cittadini abruzzesi a disservizi non necessari». Il comitato “Il San Liberatore non si tocca”, che nei mesi scorsi ha raccolto oltre 16mila firme a difesa dell’ospedale, ha scritto su facebook che «D’Alfonso e Paolucci hanno sempre parlato di sicurezza dei punti nascita, ma paradossalmente in Abruzzo ad oggi hanno chiuso solo quelli di Atri ed Ortona, cioè quelli ritenuti sicuri dallo stesso ministero della Sanità. Il nuovo decreto Lorenzin addirittura permette deroghe per i punti nascita sotto i 500 parti e siti in zone montane e svantaggiate. Atri non avrebbe bisogno neanche di deroga per restare aperta sulla base dei dati ufficiali. Paolucci e D’Alfonso rimedino al loro errore perché i dati del ministero hanno un valore molto superiore alle loro parole. Vengano nella nostra città ad ascoltare le nostre ragioni. La pazienza è ormai terminata!». Un assist alle ragioni del comitato viene anche dal’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) che per conto del ministero ha elencato i 123 punti nascita che in Italia non garantiscono condizioni di sicurezza e quindi andrebbero chiusi: tra questi non vi è quello di Atri.

Domenico Forcella

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