Betafence, allarme dei sindacati: «Nessuna garanzia per il futuro»

Il contratto di solidarietà, prorogato di un anno, non basta a rassicurare le organizzazioni di categoria: «La vendita delle macchine è un segnale per la cessazione dell’attività produttiva nello stabilimento»
TERAMO . Contratto di solidarietà prorogato, annunciati 60 esuberi e scarse garanzie per il futuro. La situazione della Betafence, l'azienda di Tortoreto che produce sistemi di recinzione, preoccupa sempre più i sindacati che ieri mattina hanno tenuto una conferenza stampa per spiegare gli sviluppi della vertenza e bacchettare la politica che in questa vicenda delicata starebbe svolgendo un ruolo marginale e a tratti scorretto. A illustrare le loro posizioni in merito sono stati Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm: «Abbiamo saputo che l'assessore regionale al Lavoro Quaresimale ha intenzione di convocare l'azienda per discutere la situazione, senza i sindacati: ricordiamo all'assessore che in questi mesi abbiamo vissuto una certa solitudine istituzionale, cioè nelle trattative fatte con l'azienda la parte istituzionale è sempre mancata», ha detto Natascia Innamorati, segretaria della Fiom Cgil.
Le trattative condotte dai sindacati hanno portato fin qui alla sottoscrizione di contratti di solidarietà, ora prorogati ma senza concrete certezze per il futuro. Ed è sul futuro dell’azienda vibratiana e dei suoi dipendenti che Cgil, Cisl e Uil chiedono rassicurazione e chiarezza. Il timore è che all’esito di questi ulteriori 12 mesi di contratti di solidarietà l’azienda possa cambiare pelle e prospettive, trasformando il sito produttivo in semplice officina o polo logistico: «Circostanze che vogliamo assolutamente scongiurare», ha aggiunto Innamorati. Per Marco Boccanera della Cisl «la vertenza Betafance sta prendendo una brutta piega: si rischia la chiusura, cosa che del resto avevano pianificato col piano iniziale del luglio 2020 quando l'azienda ci annunciò che a Tortoreto sarebbe rimasto solo un polo logistico con 55 unità. Siamo ripartiti nel 2021, dopo le battaglie fatte, con un piano industriale che parlava di permanenza in azienda alla fine del 2026 di circa 85 unità. Ora sono tornati indietro, con gli esuberi. È tutto poco chiaro. Di certo stanno smembrando l’azienda. La politica deve attivarsi e interloquire direttamente coi vertici inglesi della Presidiad, perché il polo di Tortoreto è solo una bandierina sulla carta geografica di questi signori», conclude il sindacalista.
«La situazione difficile della Betafance va avanti da tempo e non è figlia della guerra o della pandemia, ma è una scelta economica e finanziaria volta a garantire un maggior profitto: la cosa preoccupante è che non si vedono investimenti né formazione», aggiunge Gianluca Di Girolamo della Uil, «si sta svuotando la vocazione industriale dell’azienda perché si stanno dismettendo le attività produttive del reparto trafila e forno e vendendo le macchine è chiaro che il futuro che ha proprietà non è produttivo».
Sul mancato coinvolgimento delle organizzazioni di categoria nell’incontro con i vertici aziendali immediata la replica di Quaresimale. «I sindacati non sono stati coinvolti perché si è trattato solo di una richiesta di informazioni e non di un tavolo istituzionale», fa sapere l’assessore, «nel momento in cui in Regione si aprirà una vertenza vera e propria i sindacati saranno regolarmente contattati e coinvolti come abbiamo sempre fatto. Mi pare strumentale questo attacco, le stesse organizzazioni sindacali non possono negare di aver sempre avuto il mio appoggio, sin da quando ho lavorato per evitare la delocalizzazione della Berafence in Polonia. Un lavoro che negli anni scorsi ha dato importanti risultati e che sicuramente sarà alla base delle successive trattative».
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