Betafence, l’azienda ora propone di tenere aperta una sola linea

7 Novembre 2020

Verrebbe licenziata oltre la metà dei 155 operai di Tortoreto, il ministero boccia subito il piano I lavoratori riattivano il picchetto ai cancelli e indicono due scioperi: «La proprietà non è credibile» 

TORTORETO. Non più la chiusura dello stabilimento Betafence di Tortoreto, ma un ridimensionamento che metterebbe comunque a rischio oltre metà dei 155 posti di lavoro. Questo è lo scenario uscito fuori dalla terza riunione del tavolo ministeriale, avviata ieri mattina in videoconferenza ma saltata durante la discussione, a cui hanno partecipato i rappresentanti dell’azienda, delle organizzazioni sindacali, dei ministeri dello Sviluppo economico e del Lavoro, di Invitalia e delle istituzioni locali. I lavoratori, sconfortati e arrabbiati, hanno deciso di riattivare il picchetto fisso e di indire due scioperi: uno immediato, andato in scena durante il turno della notte scorsa, e un altro di otto ore fissato per lunedì mattina.
«Nell'interlocuzione iniziale tra il Mise e l'azienda, quest’ultima ha ribadito l’intenzione di voler ridimensionare lo stabilimento di Tortoreto, investendo esclusivamente in una linea produttiva e chiudendo le altre linee presenti, mantenendo sostanzialmente i licenziamenti per una parte consistente dell'attuale forza lavoro presente», spiegano in una nota congiunta Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm, continuando: «Il Mise ha chiarito, attraverso le dichiarazioni della sottosegretaria Alessandra Todde, come lo stesso non sia disponibile a erogare sostegni economici a fronte di un piano che preveda licenziamenti per il sito di Tortoreto, concludendo che il tavolo verrà riconvocato quando l'azienda presenterà un piano sostenibile e condivisibile tra le parti. Come Fim-Fiom-Uilm crediamo che questa di oggi sia una situazione surreale. Dopo sei settimane dall’ultimo incontro l'azienda si presenta al tavolo senza numeri, senza un piano industriale credibile, confermando i licenziamenti e richiedendo inoltre finanziamenti pubblici. È un atteggiamento inaccettabile e irrispettoso nei confronti di un tavolo istituzionale e dei lavoratori di Tortoreto. In questi mesi, dall’annuncio di chiusura dello scorso luglio, l'atteggiamento aziendale ha soltanto depauperato le prospettive economiche e l’appetibilità di uno stabilimento senza crisi produttive negli ultimi anni. La conferma dei licenziamenti da parte di Betafence preclude una trattativa sostenibile per il sindacato, servono e vanno trovate soluzioni alternative a livello istituzionale attraverso un confronto solo con coloro che seriamente vogliono la continuità produttiva e occupazionale per lo stabilimento di Tortoreto».
Anche il sottosegretario Todde ha detto la sua, con una nota diffusa dal Movimento 5 Stelle di Alba Adriatica che ha espresso solidarietà nei confronti dei lavoratori della Betafence di Tortoreto: «Abbiamo ripetutamente chiesto all’azienda di farci pervenire un piano industriale o un piano di sviluppo a lungo termine, economico o finanziario, in modo da poter analizzare la sostenibilità delle loro idee e comprendere concretamente in che modo intenda proseguire il suo lavoro all’interno del sito di Tortoreto. Ad oggi, dopo diversi incontri, questo obiettivo non è stato ancora raggiunto». Continua il sottosegretario del ministero dello Sviluppo economico: «Se l’azienda deciderà di licenziare dei lavoratori, è chiaro che lo Stato non può assolutamente intervenire a supporto di questa operazione. Se l’azienda vuole presentare un piano che va in questa direzione, lo deve fare discutendo con tutti gli attori al tavolo, in primis le organizzazioni sindacali».
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