Bimbo morto sul campo di calcio Altra denuncia dello zio-avvocato

12 Luglio 2017

Alla vigilia del processo al medico del 118 imputato per l’omicidio colposo di Marco Calabretta presentato un esposto che coinvolge nelle accuse anche gli infermieri e gli autisti delle ambulanze  

PINETO. Si potrebbe aprire un nuovo filone di inchiesta per la morte del piccolo Marco Calabretta, il bambino di 9 anni di Pineto stroncato da un attacco cardiaco il 25 settembre di due anni fa mentre disputava una partita di calcio. Alla vigilia del processo con rito abbreviato che domani vede imputato Darush Barhi, il medico del 118 che eseguì l’intervento di soccorso, l’avvocato Giulio Calabretta, zio del piccolo e legale di parte civile, annuncia di avere presentato in Procura un esposto-denuncia contro gli infermieri e gli autisti delle due ambulanze del 118 che intervennero sul campo di calcio e anche contro il consulente tecnico dell’imputato, la cui perizia contrasta con quella dei consulenti tecnici nominati dal giudice. Nella denuncia si ipotizzano i reati di omicidio colposo (tranne che per il consulente) e quello di false dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all’autorità giudiziaria, accuse sulle quali sarà ora la Procura a decidere se avviare un procedimento o disporre l’archiviazione.
Gli infermieri e gli autisti del 118 – tra i quali l’unico testimone del difesa che sarà sentito nel processo abbreviato di domani – hanno firmato una dichiarazione, depositata nell’udienza preliminare di maggio, in cui affermano che per soccorrere il bimbo era stato usato il defibrillatore. In effetti il processo verte soprattutto su questa circostanza: secondo l accuse nessuno utilizzò lo strumento sul bambino che era in fibrillazione ventricolare, causata probabilmente da una malformazione congenita. La procura inizialmente aveva chiesto l’archiviazione per il medico perché, pur riconoscendo che non era stato usato il defibrillatore, in ogni caso l’apparecchio non era arrivato sul campo di calcio in tempo utile per poterlo utilizzare efficacemente. Il gip non ritenne però valida questa motivazione è ordinò l’imputazione coatta. I familiari del bambino hanno sempre sostenuto che il defibrillatore andava usato perché c’era comunque la speranza di poterlo salvare. Adesso, quello che allo zio-avvocato suona strano è che solo a distanza di tempo arriva la dichiarazione scritta degli infermieri e degli autisti delle due ambulanze e ritine che sia solo un tentativo di coprire le responsabilità del medico. Inoltre ipotizza il concorso nell’omicidio colposo: «Anche gli autisti e gli infermieri avrebbero potuto usare il defibrillatore, ma nessuno lo ha fatto», sostiene l’avvocato Calabretta. Il quale nella denuncia ha coinvolto anche il consulente tecnico del medico del 118, un cardiologo pescarese, perché, a suo giudizio, la sua relazione sarebbe in così aperto contrasto con quella dei consulenti d’ufficio da far supporre quantomeno una leggerezza sul piano professionale.
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