Bollo non dovuto, stop al pignoramento

Società di riscossione blocca un quinto dello stipendio a un operaio, ma il giudice sospende: quei mezzi non sono suoi. Complessivamente contestato un “debito” di circa 5mila euro per omessi pagamenti tra il 2024 e il 2025
TERAMO. Gli pignorano un quinto dello stipendio per un presunto mancato pagamento di vecchi bolli auto, ma il giudice sospende la procedura. È stato accertato, infatti, che i mezzi per cui è scattata la contestazione non sono mai stati intestati all’uomo che si è ritrovato con il salario decurtato. Se il Governo a settembre ha approvato la sospensione del bollo auto per il 2027 innescando sul tema un acceso dibattito politico e istituzionale, ancora una volta è la cronaca che arriva dalle aule di tribunale a tenere banco sul tema. Come in questo caso. Lui è un operaio teramano che nei mesi scorsi si è visto pignorare 470 euro sullo stipendio mensile a seguito di un provvedimento avviato da una società di riscossione con tanto di misura scattata sul conto corrente. Complessivamente avrebbe dovuto pagare una somma di 5mila euro a fronte di bolli non pagati per il 2024 e il 2025.
Una decurtazione, quella di 470 euro, che sicuramente ha creato difficoltà economiche all’uomo il cui unico introito è quello dello stipendio da operaio. Immediato il ricorso presentato dall’avvocato Antonio Del Vecchio che rappresenta l’uomo. Ricorso accolto dalla giudice dell’esecuzione Patrizia Carota che ha sospeso il provvedimento accogliendo l’istanza del legale e fissando l’udienza nel merito per il mese di novembre. Secondo la difesa, così come dimostrato da atti presentati a cominciare da visure, i veicoli per cui non sarebbe stato pagato il bollo non sarebbero mai stati intestati all’operaio. Solo due degli otto mezzi finiti al centro della procedura sarebbero stati intestati al padre dell’uomo che, dopo la morte del genitore, ha presentato rinuncia all’eredità.
Prima di ricorrere al giudice, l’avvocato aveva presentato una diffida sia alla società di riscossione sia alla Regione. «I gravi motivi per quali debba chiedersi la sospensione della fase esecutiva», si legge nel ricorso, «sono rappresentati proprio dalla nullità degli atti sin qui redatti che sta privando l’opponente dei mezzi economici per vivere creandogli un disagio economico considerevole, in particolare considerando gli adempimenti da svolgere e necessari per le spese correnti quotidiane». La procedura di pignoramento, dunque, è stata sospesa nell’attesa di discutere nel merito il ricorso presentato per chiedere l’annullamento del provvedimento. In questo caso l’udienza davanti al giudice per l’esecuzione è fissata per fine novembre.
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