Camere di commercio Il ministero: la fusione deve andare avanti

Parere inviato alla Regione ma l’ente di Teramo non molla Lanciotti: «Lunedì decidiamo, per me è saggio aspettare»
TERAMO. Il ministero dello Sviluppo economico non vuole bloccare il processo di fusione fra la Camera di commercio di Teramo e quella dell’Aquila.
Con una lettera alla Regione il direttore generale del Mise, Gianluca Scarponi, commenta in maniera negativa la delibera del consiglio dell’ente teramano che ha scelto di revocare il procedimento di fusione nella Camera di commercio del Gran Sasso. «Un’eventuale revoca del provvedimento ministeriale, con il quale il ministro dello Sviluppo economico ha istituito il nuovo ente camerale», scrive Scarponi, «dovrebbe essere disposta necessariamente con la medesima complessa procedura utilizzata per la sua adozione. Alla deliberazione con la quale la Camera di commercio di Teramo ha revocato la propria volontà all’accorpamento non può attribuirsi, quindi, alcuna automatica conseguenza in merito a un’eventuale revoca del provvedimento ministeriale in questione o ad un’eventuale sospensione in qualche modo dell’applicazione del predetto decreto». Anche perchè, fa notare il direttore generale, l’ente aquilano non ha manifestato una volontà simile a quella di Teramo.
La fusione, dunque, va avanti. Anche se il presidente dell’ente di Teramo, Gloriano Lanciotti, invita ad aspettare. «Era scontato che il ministero rispondesse così», dichiara il presidente, «ma adesso è stata fissata la seduta in cui la Corte costituzionale esaminerà la norma sulle fusioni: l'8 aprile si saprà se la legge è incostituzionale». Lanciotti lunedì si sentirà con la giunta dell’ente sul da farsi. «Il mio pensiero, e penso quello dei consiglieri, è aspettare il pronunciamento della Corte o del ministero, se deciderà prima di modificare la legge. Spero che la Regione non acceleri la procedura. Peraltro con i tempi tecnici, aprendola a gennaio arriveremo a fine marzo, cioè a pochi giorni dalla pronuncia della Corte. Si tenga presente che le 18 Camere contrarie alla fusione, fra cui la nostra, hanno scritto l’altro giorno al premier Conte una lettera in cui gli chiediamo di prendere posizione. Mi auguro che il buon senso prevalga e che non ci sia l'accelerazione voluta dall'Aquila, che da un punto di vista strategico, organizzativo ed economico è incomprensibile: tutte le Camere d’Italia sono ferme».
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