Caro gasolio, marinai infuriati: «Così siamo costretti a fermarci»

Gli armatori si riuniscono per chiedere un fermo biologico facoltativo e il blocco dei mutui Tanti disagi anche per la mancata sostituzione delle torri faro e l’insabbiamento al porto
GIULIANOVA. Gli armatori giuliesi, che sabato hanno partecipato all’assemblea che si è svolta a Pescara, si dicono pronti a fermarsi nuovamente per il caro gasolio.
Ieri mattina, sulla banchina di riva del porto, i pescatori titolari delle imbarcazioni ormeggiate al molo, si sono incontrati per sottoscrivere, stavolta all'unisono, una bozza indirizzata al ministero, dove viene chiesto di stabilire un tetto massimo del gasolio non superiore a 50 centesimi, un fermo biologico facoltativo e il blocco dei mutui per un anno a marinai ed armatori: se entro 15 giorni non dovessero arrivare risposte da parte del governo, i marittimi procederanno allo stop delle attività e ai licenziamenti.
Ma la protesta non finisce qui: la marineria giuliese rincara la dose, sollevando nuovamente le problematiche che ancora affliggono il porto con l'approssimarsi della stagione estiva. A farsi portavoce dei colleghi è Giovanni Massi, titolare assieme al padre Luigi del motopesca “Il faro”, che spiega: «Siamo tutti compatti: chiediamo di fissare una soglia massima del gasolio perché è insostenibile continuare a lavorare così: in una settimana, la nafta è aumentata già due volte, toccando la cifra di 1 euro e 13 al litro». Così continua l’armatore giuliese: «Ci avevano promesso gli sgravi fiscali , il rimborso del 20% della spesa del gasolio per i primi tre mesi, ma a tutt'oggi ancora non si è visto niente». E poi rimarca le problematiche attinenti al porto giuliese: «Queste non sono le uniche promesse che non sono state mantenute: gli scavi nel porto per evitare il fenomeno dell'insabbiamento non sono ancora stati effettuati, i lavori sul molo ancora non ripartono, nonostante ci avessero assicurato che i soldi ci fossero, i lavori di sostituzione per le torri faro ancora non si vedono. È tutto fermo come lo era un mese e mezzo fa e le promesse fatte non sono state mantenute. Oltretutto, con l'arrivo dell'estate, la situazione è diventata oltre che imbarazzante, anche pericolosa: ogni giorno è sempre peggio, anche le imbarcazioni più piccole rischiano di rimanere incagliate a causa dell'insabbiamento».
Così conclude: «In questi giorni poi abbiamo riscontrato un'anomala assenza delle seppie: da un lato potrebbe essere dovuto ad un fattore endemico, poiché anche alcuni anni fa c'è stata una carenza: il dato di fatto è che ora, una cassa di seppie è arrivata a costare 16 euro e 50 più Iva. Basta dire che mio padre, in 48 ore, è riuscito a pescarne due seppie di numero».
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