Cassa integrazione per 2.300 nei primi 4 mesi dell’anno

Tra i settori più colpiti abbigliamento, calzature, ristorazione e trasporto pubblico Il presidente di Confindustria, Zippilli: «Ma ora bisogna essere fiduciosi nella ripresa»
TERAMO. Nonostante le difficoltà legate alla pandemia, che ha portato nei primi quattro mesi dell’anno 2.300 lavoratori ad usufruire della cassa integrazione Covid, il sistema economico produttivo teramano continua a reggere, con tutti gli indicatori che, come evidenzia il presidente di Confindustria Teramo Cesare Zippilli, prevedono una risalita dalla crisi e un rimbalzo del Pil a partire già dal mese di aprile. Questo grazie principalmente alla graduale riapertura di alcune attività economiche. «Quanto si verifica a livello nazionale, in piccolo, lo rileviamo anche a livello provinciale, cioè una sostanziale tenuta del sistema manifatturiero e una flessione delle attività legate ai servizi», sottolinea Zippilli, «questi ultimi, nelle prossime settimane, dovrebbero ripartire e tornare gradualmente in territorio positivo. Prendendo a campione gli associati di Confindustria Teramo, possiamo rilevare che nei primi quattro mesi dell’anno 28 imprese hanno fatto ricorso alla cassa integrazione ordinaria Covid e a altre forme di sostegno; i lavoratori interessati al provvedimento sono circa 2.300; il numero delle ore di Cig autorizzate è pari a 1.800».
A fare ricorso alla Cig sono state in particolare le aziende operanti in quei settori maggiormente penalizzati dalle chiusure, quali abbigliamento, calzature, lavanderie industriali, pelletteria, ristorazione, trasporto pubblico, così come sul piano occupazionale a soffrire di più sono stati i lavoratori precari e gli autonomi. «Sul piano occupazionale, la provincia di Teramo non differisce molto dal trend nazionale, ossia da febbraio 2020 fino al marzo 2021 si registra una flessione occupazionale per i lavoratori che avevano un contratto a tempo determinato e lavoratori autonomi», continua Zippilli, «per altre categorie di lavoratori, segnatamente quelli assunti a tempo indeterminato, vige il blocco dei licenziamenti. I settori tradizionali del metalmeccanico, dell’agroalimentare e della gomma-plastica, hanno registrato una sostanziale tenuta».
Confindustria, intanto, guarda al futuro. «Dobbiamo essere fiduciosi, ma tutto dipende, chiaramente, dall’evoluzione e dai numeri della pandemia», prosegue Zippilli, «le vaccinazioni in crescita e l’approssimarsi della stagione estiva, ci fanno sperare in un cambiamento di rotta, nel senso che le attività legate al turismo e la riapertura graduale dei centri commerciali potranno dare un valido sostegno alla ripresa dei consumi. Gli indicatori dell’export ci dicono che le esportazioni dei prodotti italiani per i prossimi mesi dovrebbero registrare una crescita, specie nel settore manifatturiero. Prosegue l’espansione del commercio e la crescita è trainata dagli scambi, soprattutto dei Paesi asiatici, segnatamente della Cina». Le prospettive per uscire dalla crisi, dunque, ci sono. «La nostra provincia può ritornare a crescere», conclude Zippilli, «se si mette in campo un eccellente gioco di squadra per attuare tutte quelle misure che possono migliorare gli investimenti pubblici, la sanità ed una maggiore digitalizzazione».
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