Castrogno, rischia di chiudere la sezione per le madri detenute

20 Settembre 2018

L’allarme del sindacato Sappe dopo i fatti di Rebibbia dove una donna ha ucciso i figlioletti «Vorrebbero farci delle nuove celle, un paradosso dopo la tragedia che è accaduta a Roma» 

TERAMO. Succede in questo Paese sempre più saturo di paradossi. Succede che in un carcere romano una mamma detenuta lanci dalle scale i due figli piccoli uccidendoli e che in quello teramano rischi di chiudere la sezione all’avanguardia per madri detenute, quella senza sbarre alle finestre e con i cartoni animati . L'ex caserma vigilatrici, recuperata, trasformata e inaugurata nel 2015 con un progetto fortemente voluto dal direttore Stefano Liberatore e sostenuto dal mondo del volontariato: quattro camere da letto per mamme e figli, una sala giochi, una cucina. Tutto quello che serve, anche se vivi in un carcere, per respirare aria di casa. E’ quella che la legge chiama una sezione a custodia attenuata femminile (una delle poche in Italia) e che ora rischia di essere cancellata.
A lanciare l’allarme è il Sappe provinciale che, proprio partendo dalla drammatica cronaca dei recenti fatti romani, denuncia il rischio. Dice il segretario provinciale Giuseppe Pallini: «A Teramo abbiamo una struttura all’avanguardia creata a suo tempo proprio per ospitare mamme detenute con i figli in un ambiente il più possibile familiare ma che in questi anni ha visto arrivare solo tre detenute. Ora abbiamo saputo che il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria avrebbe intenzione di chiudere questa struttura per ricavarne altre celle di sicurezza per detenuti. Se pensiamo a quello che è successo nel carcere di Rebibbia, allora è veramente paradossale quello che potrebbe accadere nel carcere teramano».
Perchè se la Carta Onu sui diritti del fanciullo stabilisce «che il bambino ha il diritto di intrattenere regolarmente rapporti personali e diretti con i genitori detenuti» il carcere resta un luogo chiuso dove il tempo è sospeso e spesso non esiste più, dove sconosciuti dividono ore e spazio in balia del panico, del vuoto, della rabbia propria e altrui. E quando infanzia e sbarre s'intersecano tutto diventa più difficile.
Eppure anche in quest'Italia condannata dalla Corte Europea «per il trattamento inumano e degradante dei detenuti» si possono fare percorsi diversi. Come tre anni fa è successo a Teramo, in uno dei penitenziari più sovraffollati d'Abruzzo. «Ci auguriamo che il rischio non diventi una certezza», conclude Pallini, «perchè sarebbe veramente l’ennesimo paradosso per le strutture carcerarie italiane. E’ assurdo che una struttura così all’avanguardia, tra l’altro una delle poche esistenti n Italia, venga cancellata per far posto a nuove celle per i reclusi. Sarebbe veramente un tornare indietro».
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