Cento ribelli di Fratelli d’Italia al lavoro per la lista anti-Piccioni

21 Dicembre 2021

Il partito vuole il bis del sindaco uscente mentre loro costruiscono l’alternativa con Monti e Di Matteo L’accusa dell’ex coordinatore locale Seccafieno: «A noi imposta una scelta nostalgica e non condivisa» 

TORTORETO. Sono quasi cento e stanno facendo tremare Fratelli d’Italia, il centrodestra e il candidato sindaco dell’area, cioè il primo cittadino uscente Domenico Piccioni. Rappresentano il 90% degli iscritti del circolo locale, il quale è stato commissariato nei giorni scorsi dalla coordinatrice provinciale Marilena Rossi proprio per l’aperta opposizione alla linea scelta dai vertici del partito in vista delle elezioni comunali di Tortoreto. I rappresentanti dei cento ribelli stanno infatti partecipando agli incontri per la costruzione della grande lista alternativa a Piccioni, a cui sta lavorando soprattutto l’ex sindaco Gino Monti, ma anche il capogruppo di opposizione Domenico Di Matteo, oltre ad altri gruppi politici.
Figura di spicco dei cento ribelli è Claudio Seccafieno, cioè il coordinatore del circolo locale di Fratelli d’Italia fino a pochi giorni fa. Lui non conferma ufficialmente l’appoggio al listone anti-Piccioni – parlando invece di «impegno per unire» – ma lancia il suo j’accuse pubblico alla linea del partito. «Ho atteso che si svolgessero le elezioni provinciali per fare chiarezza», esordisce, ripercorrendo i 13 mesi passati alla guida del circolo tortoretano di Fdi, non nascondendo i rapporti difficili con il consigliere comunale di maggioranza e iscritto al suo stesso partito Massimo Figliola, a cui poi si è aggiunto anche il tesseramento dell’assessore Giorgio Ripani. «Le aspettative a livello nazionale ci stavano proiettando verso una nuova forza di governo al 16% e quindi, con ambizioni di una rappresentanza locale adeguata, rimarcavo la richiesta di una linea di apertura», spiega Seccafieno, «dopo mesi di ottimo lavoro di collaborazione, la direzione provinciale ha invertito la rotta con una involuzione di tipo feudale intimando al circolo di pronunciarsi pubblicamente con una scelta imposta e non condivisa», dice riferendosi al “Piccioni bis”, «ho ritenuto portare i tesserati a conoscenza di questo imperativo. Il risultato evidente è stato che, rimanendo coerenti con la speranza di dialogo con tutti i componenti del centrodestra tortoretano, politico, associazionistico e di categoria, si rifiutava questa imposizione nostalgica del 2% che di fatto allontanava il partito dai nostri orizzonti futuri». Poi ancora: «Formalizzando il commissariamento del circolo, la direzione provinciale ha accentuato la frattura con il preciso intento di salvaguardare il consigliere, spalleggiato ora dall’assessore, in pieno appoggio all’attuale amministrazione, opponendo quindi un netto rifiuto a quel dialogo da sempre cercato dai cittadini».
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