Centrodestra, se Gatti rinuncia il fronte anti-D’Alberto si rompe

Continua lo stallo in attesa dell’ok della Lega e il candidato sindaco scelto da 11 forze su 12 riflette Tancredi: «Su altri nomi torna tutto in discussione». Costantini: «Per il Carroccio non decido io»
TERAMO. La candidatura a sindaco di Teramo di Paolo Gatti comincia a diventare un vero e proprio caso nonostante, al momento, non si intravedano nomi concorrenti nel campo del centrodestra e nonostante già prima delle elezioni politiche 11 delle 12 forze che hanno partecipato al tavolo del centrodestra cittadino abbiano firmato un documento che annunciava l’investitura di Gatti, ma non è mai stato reso pubblico. La dodicesima forza è la Lega, che stenta a pronunciarsi forse per contrasti interni o forse per calcoli politici che riguardano le prossime elezioni anche in altri enti, su tutti la Provincia.
È voce diffusa che il consigliere regionale leghista Emiliano Di Matteo spinga per la candidatura a presidente della Provincia del sindaco di Martinsicuro Massimo Vagnoni (che, per inciso, non è della Lega ma civico). È noto che tra Gatti e Di Matteo i rapporti siano pessimi, ma in che modo l’avallo del secondo per Vagnoni potrebbe influire sulla candidatura di Gatti? E perché Gatti dovrebbe stoppare l’eventuale candidatura di Vagnoni? A Paolo Tancredi, fautore del tavolo politico cittadino, non risulta che la Provincia c’entri qualcosa con lo stallo attuale. Di una cosa è certo: «Si è fatto un grosso lavoro e si è trovata una convergenza su Gatti, su altre figure si rimette tutto in discussione». Come a dire: se Gatti ci ripensa e si ritira (e ogni giorno che passa aumenta questa possibilità), si rischia la frantumazione di quello che, a parte la Lega e una frangia locale di Forza Italia, era sembrato un fronte molto unito. Il polo civico che fa capo a Maria Cristina Marroni e Dodo Di Sabatino, se Gatti saltasse, sarebbe pronto a candidare uno dei due a sindaco e a correre da solo.
Jwan Costantini, coordinatore provinciale del Carroccio, richiesto di fare luce sui motivi del ritardo della Lega a dare l’ok a Gatti non li spiega ma si tira fuori da eventuali responsabilità. «Si tratta», dice, «della candidatura a sindaco in una città capoluogo di provincia e in questi casi il parere viene espresso a livello regionale o nazionale. Se dovesse dipendere da me non avrei problemi in quanto quello di Gatti è un nome sicuramente spendibile. Lo conosco bene politicamente, visto che con lui ho condiviso un lungo periodo. So per certo che è in grado di allestire un’ottima squadra elettorale. Di più non posso dire in quanto le decisioni al riguardo spettano ad altri, non a me». (d.v.-al.al.)
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