«Chi ha ucciso mio marito è libero, potrei incontrarlo La giustizia sia più veloce»

L’uomo è stato travolto da un automobilista che è scappato e poi si è costituito «Nessuno potrà ridarci il nostro Peppe, ma i tempi del diritto sono troppo lunghi»
GIULIANOVA. Tra il dolore e la rabbia resta uno spazio infinito: quello per trovare un senso e continuare a vivere. Ci finisci all’improvviso, basta un attimo. Berlantina Umili, detta Tina, è la vedova di Giuseppe Montini, marito e padre, una vita dedicata all’impegno sociale e all’imprenditoria. Dal 23 agosto non c’è più: un automobilista lo ha investito e ucciso sulle strisce pedonali del lungomare di Giulianova, poi è scappato e si è costituito entro le 72 ore che il codice prevede per evitare l’arresto. È indagato per omicidio stradale con omissione di soccorso. Ma la vita fuori dal codice è altro: per questo bisognerebbe sempre cominciare dalle vittime e da chi resta.
Tina usa testa e cuore, cerca e trova le parole più giuste: perché ci vuole tanta sapienza, d’amore e di vita, per stare dentro una tragedia come questa. Ringrazia tutta la comunità di Giulianova per la vicinanza, Procura e forze dell’ordine per le indagini svolte «perché io e le mie figlie abbiamo sentito la presenza della comunità, delle istituzioni, dello Stato». E nello Stato di diritto confida quando usa la forza della ragione per dire: «Spero che Giuseppe non sia morto invano. Ad oltre un mese dal fatto, mentre noi familiari subiamo la violenza di un ergastolo a vita perché nessuno ci restituirà Peppe, l’autore che ha confessato non sembra colpito da nessuna risposta da parte del nostro ordinamento. Con sgomento io e le mie figlie guardiamo ai tempi inadeguati di una risposta di diritto che tarda ad arrivare e che appare di là dall’accadere. Spero mi sia evitata nei prossimi mesi l’umiliazione di poter incontrare sulla strada chi ha ucciso mio marito e quindi sono sicura che gli sia stato revocato il permesso di guida e che comunque nei suoi confronti ci saranno provvedimenti tempestivi per le responsabilità gravissime e già ammesse».
Perché quando il mondo si ferma ci vuole il coraggio di una mamma per farlo continuare a girare. «Peppe era l’emblema dell’onestà e della solidarietà», continua, «una vita dedicata al rispetto degli altri, delle regole. Quella sera era stato come sempre al caliscendi di proprietà della famiglia, poi era andato nello stabilimento sul lungomare a trovare una delle nostre figlie che lavorava. Una serata come tante che ha segnato la fine. Chi lo ha investito e ucciso poi è tornato dalla sua famiglia come se nulla fosse accaduto, ha ripreso la sua vita. La nostra vita, invece, non c’è più. La giustizia è giusta solo se arriva in tempo e serve per chiudere, permette a chi resta di ripartire».
L’esistenza vira, assume un’altra prospettiva, cambia la percezione delle cose. «Quello che è successo a noi può succedere a chiunque», dice Tina, « ci hanno detto che erano doversi giorni che quella macchina sfrecciava sul lungomare. Se così fosse mi chiedo perché non sia stata fermata. Io le mie figlie Roberta e Caterina non facciamo che chiederci se tutto questo si poteva evitare. Non so, non sappiamo, spero solo che ora lo Stato tuteli le vittime e chi resta». Perché nessuna tragedia dovrebbe restare privata.
«Per me è estremamente doloroso intervenire pubblicamente ma ritengo che sia un dovere farlo», aggiunge, «proprio perché una tragedia come quella che è capitata a noi può essere di tutti. Io non mi stancherò mai di ringraziare Procura e forze dell’ordine per quello che hanno fatto. Un ringraziamento speciale ai carabinieri, in particolare a uno di cui non conosco il nome, che in quelle ore è stato di una umanità particolare». Giuseppe Montini per oltre 30 anni aveva gestito il vivaio di famiglia, il suo caliscendi “Lu calsinn d mintì” da sempre ospitava iniziative sociali. «Mio marito era aperto al mondo, agli altri», conclude Tina, «la sua più grande eredità è il suo esempio di vita. Sempre corretto, rispettoso delle regole, disponibile ad aiutare, pronto a dare il suo contributo sempre. Alle nostre figlie ha insegnato il rispetto per gli altri, il senso comune del vivere in una comunità, la solidarietà. Andremo avanti ricordandoci sempre quello che ci ha insegnato. Ogni giorno».
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