Cimiteri in emergenza Aperti solo tre su sedici

Cartecchio in gran parte inaccessibile, in molti non possono visitare i defunti A Varano e Frondarola loculi distrutti, le bare restano a vista tra le macerie
TERAMO. Il terremoto non ha lasciato in pace neppure i morti. Oltre che nelle case e nelle scuole ha lasciato ferite profonde anche nei cimiteri. Nel mese che la tradizione privilegia per le visite ai defunti, le terribili tracce della violenta scossa del 30 ottobre rendono un’immagine delle aree di sepoltura ai limiti della devastazione. Dei sedici cimiteri sparsi nel territorio comunale solo tre sono aperti: a Cartecchio, che tra l’altro è accessibile sono in parte, San Nicolò e Poggio Cono. Gli altri sono sbarrati, con i cancelli sigillati dal nastro biancorosso al di là dei quali si intravvedono i segni di danni pesantissimi.
Il report consegnato al sindaco Maurizio Brucchi dalla Team, la società che gestisce le aree cimiteriali, evidenzia l’estrema criticità della situazione. Nel cimitero urbano di Cartecchio tutta zona monumentale e più antica ha subìto lesioni profonde. Crolli sono stati registrati nei padiglioni della confraternita del Carmine, con l’imponente ingresso principale ancora inagibile. «Solo grazie a un enorme impegno del personale», spiega il direttore dei servizi della Team Pierangelo Stirpe, «è stato possibile consentire l’accesso ai visitatori in occasione della festa dei morti». Cartecchio ha riportato i danni più gravi, tanto che si sono resi necessari settecento metri di transenne e reti per isolare le zone in condizioni peggiori. Anche in alcuni cimiteri frazionali,però, le conseguenze sono apocalittiche. A Varano e Frondarola la forza del sisma ha distrutto intere cappelle e sventrato loculi, lasciando espostele bare. In altre zone periferiche si sono sbriciolati i muri di cinta, con ampi distaccamenti d’intonaco da soffitti e pareti dei padiglioni.
Una stima definitiva dei danni non è stata ancora fatta, ma ci vorranno milioni di euro e mesi di lavori per far tornare le aree cimiteriali alla loro piena funzionalità. I primi interventi partiranno già dalla prossima settimana, quando il sindaco firmerà l’ordinanza che consente agli operatori della Team di procedere con i lavori di somma urgenza. «Inizieremo dalle zone meno colpite», sottolinea il primo cittadino, «dov’è possibile riaprire in tempi brevi». Poi saranno affrontate le situazioni più complesse, come quella di Cartecchio dove comunque sono stati creati percorsi protetti per consentire l’accesso alle parti agibili del cimitero.
Molti visitatori, però, continuano a non rispettare la segnaletica e oltrepassano le recinzioni pur di raggiungere le tombe dei loro cari. Il personale della Team, a bordo di mezzi simili a quelli utilizzati sui campi da golf, pattuglia il cimitero urbano per bloccare chi tenta d’infilarsi nelle zone interdette, Chi non vuole forzare i blocchi lascia fiori e fotografie appoggiati alle transenne o incollati alla rete di plastica arancione come sui luoghi di una strage. Altri osservano da lontano i padiglioni lesionati. Restano al di qua delle barriere, cercano con lo sguardo il loculo che accoglie il loro congiunto raggiungendolo con il pensiero.
«Anche questa è un’emergenza a cui far fronte con il decreto che ha inserito Teramo nel cratere sismico», conclude Brucchi, «ci siamo dovuti occupare subito dei vivi, ma a partire dai prossimi giorni penseremo anche ai morti».
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