Collezione Profeta alla Delfico: c’è lo spazio per i 15mila volumi

16 Dicembre 2021

Bosi (responsabile della biblioteca): «Pronti ad accogliere un patrimonio prezioso, non va disperso» Incontro con il professore che vuole donare alla città il suo tesoro: è da evitare lo smembramento

TERAMO. «La biblioteca Melchiorre Delfico acquisirà la collezione di Giuseppe Profeta. È un patrimonio culturale che deve restare a Teramo e non va disperso». Lo dice Dimitri Bosi, a lungo mediatecario della Delfico, dal 1° ottobre nominato responsabile della biblioteca teramana dopo il pensionamento in estate di Nadia Di Luzio. Dopo le dichiarazioni al Centro, con cui il 97enne professore esprimeva il desiderio di donare a un ente pubblico la sua sterminata e pregiata raccolta di 15mila libri e riviste, la Delfico è stata lesta a contattare il decano degli antropologi abruzzesi.
Due giorni fa Bosi e il catalogatore Francesco Di Emilio hanno fatto visita all’ex accademico, che li ha guidati nel labirinto della sua collezione. «È stato un bell’incontro, lui era molto contento. Spero fortemente che la mia raccolta sia presto nelle vostre mani, ci ha detto. E da questa prima ricognizione ci sembra una cosa possibile», riferisce Bosi, «stiamo ragionando sul trasporto e sugli spazi in cui collocare la collezione, una biblioteca specialistica dedicata alla conoscenza demoetnoantropologica dell’Abruzzo e delle altre regioni che merita di essere visibile e fruibile». La maggiore preoccupazione è non smembrare il corpus di libri e riviste di Profeta, trovando dentro il settecentesco palazzo dei conti Delfico ambienti adeguati per tenere insieme la raccolta. «Ci sono degli spazi al secondo piano che abbiamo scaffalato nel corso del 2021. Oppure i vani al pianterreno che ospitavano gli uffici, ora chiusi, della promozione turistica, e che abbiamo iniziato a sgomberare e pulire».
L’acquisizione della collezione Profeta, se andrà a buon fine, continuerebbe la tradizione di stretto rapporto tra la Delfico e tante famiglie teramane, che hanno donato collezioni alla biblioteca, come dimostrano i tanti fondi gestiti (Delfico, De Filippis Delfico, Palma, Muzii, Milli, Rosati per citare solo i principali), costituiti da carte, libri, arredi, quadri, fotografie (il Fondo Nardini il più ricco). Un’operazione da condurre in porto con un organico ridotto all’osso. Il responsabile non nasconde le difficoltà della Delfico, denunciate dall’ex direttore Luigi Ponziani. La gloriosa istituzione è passata nel 2017 con la legge Delrio dalla Provincia alla Regione, destino comune alle altre storiche biblioteche provinciali abruzzesi, la Tommasi all’Aquila, la De Meis a Chieti, la D’Annunzio a Pescara. «Tutte con gravi carenze di personale, anche peggiori delle nostre», precisa Bosi, «a Teramo siamo in 9, dovremmo essere una ventina. Ma resistiamo. Non è vero che stiamo agendo solo in senso amministrativo. Continuiamo a gestire fondi e collezioni, a catalogare, a fare promozione. Per Natale abbiamo organizzato tre letture per bambini. Abbiamo acquistato 20mila libri col contributo del ministero della Cultura e rinnovato gli abbonamenti di quotidiani e riviste. Sforzo e competenze per far tornare la biblioteca a funzionare ci sono da parte mia e di tutti i colleghi, bravi e consapevoli». Certo, l’afflusso è ancora contingentato, non si possono ospitare contemporaneamente più di 22 persone («prescrizioni sanitarie della Regione»), e l’attività di prestito libri e consultazione periodici è condizionata dalle misure di sanificazione. Sulla proposta Ponziani di gestione consortile della Delfico affidata alle istituzioni teramane, Comune, Università, Provincia, Bosi osserva: «Abbiamo partecipato al secondo incontro, su invito del sindaco D’Alberto. Va detto che il dipartimento competente della Regione ha elaborato un progetto di legge, l’iter si è avviato a fine ottobre, in cui è ridisegnato il sistema bibliotecario regionale prevedendo forme di cooperazione con gli enti locali per la gestione. È un momento di ricostruzione».
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