Con il “lupo solitario” dell’Isis indagati altri cinque stranieri

23 Novembre 2018

L’egiziano arrestato a Milano dopo aver vissuto a Colonnella sarà interrogato lunedì dal gip dell’Aquila Il connazionale espulso che lavorava in Vibrata fa ricorso al Tar, via agli accertamenti su pc e cellulari

TERAMO. Sarà ascoltato lunedì, dal gip del Tribunale dell'Aquila, Issam Shalabi, l'egiziano di 22 anni arrestato a Milano in un blitz dei Nocs e ritenuto un terrorista dell'Isis. Shalabi comparirà davanti al magistrato assistito dal suo legale, l'avvocato Alessandro Piccinini, che difende anche gli altri cinque indagati, tutti accusati di associazione con finalità di terrorismo. Oltre a Shalabi e ai due suoi connazionali, il 22enne domiciliato a Colonnella Omar Mohamed Ali Ibrahim, colpito da decreto di espulsione e attualmente ospitato in un centro di permanenza temporanea a Torino, e il 23enne residente a Piacenza e ricercato all'estero, sono infatti indagati anche un altro egiziano residente a Milano e due marocchini entrambi residenti fuori regione, per i quali al momento non è stata chiesta alcuna misura.
Ieri, intanto, la Procura distrettuale ha affidato ad un consulente, Fabio Biasini, l'incarico per rilevare i contenuti degli apparecchi hardware sequestrati sia all'arrestato che agli altri indagati, dandogli fino a 30 giorni di tempo per rimettere una dettagliata relazione, mentre l'avvocato degli indagati sta valutando di presentare ricorso al Tar in merito al provvedimento adottato nei confronti di Ibrahim, che avrebbe avuto un regolare permesso di soggiorno con contratto di lavoro a tempo indeterminato. Le indagini, dirette dalla Dda dell'Aquila con il coordinamento della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo e condotte dalla Digos del capoluogo abruzzese oltre a quelle di Teramo, Piacenza e Milano parallelamente ai compartimenti della polizia postale di Abruzzo ed Emilia Romagna, erano partite da un gruppo Whatsapp. A ricevere la prima informazione era stata l'intelligence: verso la fine del 2017 gli 007 avevano segnalato come tra i frequentatori di un gruppo Whatsapp formato da militanti islamisti ce ne fosse uno con un'utenza italiana. Informazione girata alla polizia che in poco tempo era arrivata a Shalabi, all'epoca residente a Colonnella come dipendente di una ditta che aveva in appalto le pulizie al McDonald's. Poi da Colonnella si era trasferito a Cuneo, mantenendo le stesse mansioni lavorative, mentre dal primo agosto si era spostato a Milano, dove aveva trovato lavoro, in nero, in un'azienda per la bitumazione stradale, cambiando per quattro volte il domicilio, e dove era stato costantemente controllato e pedinato. Ad incastrarlo, oltre agli screnshoot delle chat di Telegram, ci sono proprio le migliaia di file audio ascoltati dagli investigatori e i contenuti delle intercettazioni. «Sono pronto a combattere e a fare la guerra», avrebbe detto in una delle intercettazioni il 22enne. Lui stesso si definiva un "lupo solitario" e si vantava di aver ricevuto un addestramento militare molto approfondito.
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