Confesercenti lancia l’allarme «Turismo in calo nel Teramano»

I dati Istat e della Regione dicono che fino alla pandemia la provincia era trainante per il settore Tra il 2022 e il 2023 ha perso quota (un milione di presenze) in controtendenza col resto dell’Abruzzo
TERAMO. Il turismo teramano tiene, ma si è allontanato dai numeri del 2012: nell'ultimo decennio il settore in provincia ha fatto segnare un calo lieve ma costante. I dati Istat e regionali parlano chiaro: nel 2012 l'Abruzzo aveva avuto poco più di sette milioni di presenze, e di queste ben tre milioni e 700mila nel Teramano. Da quel momento, però, la flessione è stata continua arrivando, a fine agosto 2023, a 2,7 milioni di presenze in provincia e a 5,5 in tutto l'Abruzzo. I numeri sono stati elaborati dal presidente di Assoturismo Confesercenti Abruzzo Gianluca Grimi, che spiega: «La consistenza numerica del settore ricettivo teramano ci dice che il nostro comparto non è numericamente il più significativo (920 aziende contro le 3.470 regionali), ma che è formato da aziende mediamente più strutturate dello standard regionale. Ciò specie nel comparto extralberghiero, che vede proprio qui la quasi totalità di villaggi e camping-village di grandi dimensioni. Questa considerazione offre lo spunto per fare un primo passo nell’inquadramento della nostra attuale specificità turistica la quale, senza ombra di dubbio, è rappresentata dal target “Family tourism”, sia nel plein air sia nell’alberghiero, con un bacino di riferimento italiano per circa il 90%».
L’ANDAMENTO NEL DECENNIO
Tenendo fuori gli anni pandemici (2021 e 2021), il presidentedi Assoturismo illustra i dati di alcune annate campione: «A fronte di un turismo in ascesa sino al 2012, laddove la regione sviluppò ben 7.252.826 presenze e il Teramano 3.705.208, cioè il 51% del totale, si deve poi riscontrare un trend costantemente in discesa nella decade seguente. Questo in modo decisamente più netto per la regione, che ha perso oltre 1.000.000 di presenze. L'Abruzzo ha fatto registrare 6.119.103 presenze nel 2016, a fronte delle 3.405.266 del Teramano, che hanno portato la nostra provincia a rappresentare il 56% del turismo regionale. Più o meno la stessa situazione, sia pur con un peggioramento, troviamo nel 2019 (ultimo anno pre-pandemia) laddove la regione registrò 6.176.000 presenze totali e 3.288.052 teramane. Quindi, un turismo generalmente sotto tono con il Teramano che rappresentava ancora il 53% del totale, e con una fantastica performance dell’extralberghiero arrivato a rappresentare il 69% del proprio settore. Possiamo quindi affermare che, sia pur in calando, nel mondo pre-pandemico il modello turistico della nostra provincia, pur con segnali di evidente involuzione, ha sostanzialmente sorretto l’Abruzzo sino al 2019. Importante stabilire questo riferimento in quanto non di rado ci si imbatte nella “leggenda” di un turismo teramano che rappresenta la quasi totalità del turismo Abruzzo». Tuttavia, rileva Grimi, già in epoca pre-pandemica «era ben chiaro che il modello “turismo totalmente italiano, quasi esclusivamente balneare, stagione compressa in 2/3 mesi, competizione esasperata sui prezzi”, necessitava di profonde rivisitazioni». E nel post pandemia? «Nel 2022 troviamo il primo segnale di regione in ascesa e Teramano in sostanziale stabilità: 6.389.803 infatti le presenze regionali a fronte delle 3.256.277 del Teramano. Presenze quindi che ci rimandano a recenti numeri prepandemici, ma comunque lontani dallo scorso decennio», prosegue il presidente di Assoturismo, «quanto deve fare riflettere è però l’analisi del 2023, laddove in base ai dati acquisiti forniti dalla Regione sino al 31 agosto si evince una forte ascesa regionale (8/9%) e di nuovo una sostanziale stabilità teramana. Se a questi numeri si andassero a sommare quelli degli ultimi quattro mesi del 2022, al solo scopo di fare una proiezione, troveremo la regione prossima alla soglia dei 7 milioni e il Teramano in miglioramento solo decimale, probabilmente sotto la soglia del 50% del movimento turistico abruzzese».
LE IDEE PER CRESCERE
La ricetta per far crescere il turismo teramano e migliorarne l'offerta dovrà, secondo Gianluca Grimi, comporsi di diversi ingredienti: «Intanto occorre offrire esperienze sicure, moderne e fruibili dalle famiglie e affrontare subito la questione delle aree interne, perché risulta funzionale alla destagionalizzazione. Situazioni come quella dei Prati di Tivo fanno male a quel luogo ma anche a tutto il turismo: è un nonsenso avere una costa che sviluppa tre milioni di presenze e il resto del territorio poco più di 200.000», spiega il presidente di Assoturismo, che auspica un rilancio di artigianato, industria e commercio perché portano benefici anche al turismo, oltre all'implementazione di servizi e maggiori investimenti in infrastrutture in un'ottica di vera sostenibilità.
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