Confesercenti: «Turismo fermo, i numeri sono uguali da 10 anni»

Il presidente regionale di Assoturismo Grimi: «Le altre parti dell’Abruzzo invece sono cresciute Le amministrazioni non fanno fruttare la tassa di soggiorno. E servono nuove strutture ricettive»
TERAMO. Da dieci anni numeri fermi e situazione stagnante. Nessuna crescita, nessun passo in avanti in termini di progettualità e interventi strutturali. È la fotografia del turismo teramano che scatta Gianluca Grimi, presidente regionale Assoturismo Confesercenti, per nulla entusiasta dei dati e delle previsioni che negli ultimi giorni piovono da amministratori locali relativamente alle presenze dei vacanzieri. A Grimi la discussione non appassiona ma coglie l'occasione per sottolineare lo stallo del settore in provincia e in particolare sulla costa, invitando tutti a un maggior pragmatismo.
I NUMERI. «Il turismo teramano nel complesso offre gli stessi numeri da 10 anni e oltre. Stiamo quindi parlando di una destinazione che non cresce» spiega Grimi, «I numeri ci dicono che la destinazione sviluppa circa 3.200.000 presenze annue, e circa 500.000 arrivi. Ciò con variazioni percentuali annue minime basate sull'influenza meteo e sul trend economico generale. Dati uguali da decenni. Anche quest'anno saranno simili, probabilmente senza raggiungere i livelli massimi in quanto maggio e giugno sono stati negativi. Le amministrazioni su queste cose dovrebbero riflettere e confrontarsi con se stesse e con le categorie». Presenze annue che non permettono più al Teramano di essere leader del settore in Abruzzo, dove fino a qualche tempo fa deteneva il 70-80% del mercato. Per il presidente di Assoturismo oggi la provincia si attesta al 50%: «L'intera regione conta 7 milioni di presenze annue: la provincia di Teramo è rimasta fermo, altre realtà sono evidentemente cresciute», aggiunge Grimi che bacchetta chi, in queste settimane, parla di dati: «Noto un'intensa e a volte scomposta attività comunicativa delle amministrazioni le quali a turno vantano risultati mirabolanti e si mettono in competizione le une con le altre. Ebbene, occorre riflettere sul senso e sull'obiettivo di ciò. Quanto al senso davvero mi sfugge, mentre l'obiettivo è sicuramente politico e quindi distante dalle necessità reali del turismo».
LE PROSPETTIVE. E quali sono le necessità del settore? Per Grimi gli investimenti strutturali, la collaborazione, il programmare come territorio e non come singole località. Ragionamento che vale in primis per la costa: «Perché una destinazione che da 5 anni incassa due milioni di euro annui di imposta di soggiorno, ovvero dieci milioni in 5 anni dall'istituzione dell'imposta, ripete gli stessi numeri di sempre?», prosegue Grimi parlando dei comuni costieri, «evidentemente qualcosa non ha funzionato. Non ha decisamente funzionato la troppa spesa in concerti e la poca spesa in servizi, infrastrutture, urbanistica e promozione. Di questo chiederemo conto ai Comuni quest'autunno. E non si tiri in ballo il Covid, quello c'è stato per tutti, il suo effetto è ora ampiamente scontato e il turismo cresce ovunque in Italia». Le azioni da mettere in campo per Assoturismo sono la destagionalizzazione del settore e l'ampliamento della capacità ricettiva, ovvero «la costruzione di nuove strutture turistiche: questo però non sta avvenendo, anzi, in taluni casi il trend è decrescente. Su questo occorre intervenire velocemente a livello politico creando le condizioni affinché gli imprenditori possano investire», conclude Grimi sottolineando l'urgenza di un lavoro di squadra che «si è iniziato a fare con la Zona 30 più estesa d'Italia, ma occorre mettere a regime progetti di modernizzazione complessiva in grado di rivalutare l'attrattività della destinazione. In assenza di queste azioni, il nostro turismo continuerà a restare uguale».
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