Contestazioni al progetto Wash «L’iter è viziato fin dall’inizio»

13 Dicembre 2019

Nereto, associazione ambientalista rende pubbliche carte che dimostrerebbero inadempienze  sia dell’azienda che degli uffici regionali. E minaccia di presentare ricorsi alla magistratura

NERETO. «Oltre un milione e mezzo circa di metri cubi di acqua captata da pozzi, con tanto di autorizzazione scaduta e senza pagare il canone tra il 2011 e il 2018, per l'impianto esistente di lavaggio di capi d'abbigliamento della Wash Italia, che vuole realizzare un impianto per lo smaltimento di 36.000 mc di rifiuti liquidi, fortemente avversato dalla popolazione, dai Comuni e dalle associazioni». Il Forum H2O fa le pulci all’azienda neretese sfogliando e analizzando la mole di documenti presentati in Regione per ottenere il via libera alla piattaforma di trattamento dei rifiuti liquidi non pericolosi. «La lettura delle migliaia di pagine di documenti», sostiene l’associazione ambientalista che fa capo ad Augusto De Sanctis, «sta rivelando una situazione che dire inaccettabile è poco. La questione dei pozzi, con emungimento irregolare sia per l'autorizzazione scaduta che per i canoni non versati e per i quali, secondo quanto leggiamo dal documento, la ditta dichiarava di voler accedere alla rateizzazione (non sappiamo come è andata a finire tale richiesta), viene peraltro fuori non dalla documentazione depositata all'avvio della valutazione di impatto ambientale ma in quella di una delle sette integrazioni concesse successivamente dalla Regione alla ditta», riporta il Forum, «altra cosa gravemente irregolare visto che l'articolo 24 del Testo unico dell'ambiente dispone in maniera inequivocabile la possibilità di un'unica integrazione documentale. Inoltre, le stesse integrazioni di migliaia di pagine e decine di documenti sono state depositate senza riaprire alle osservazioni del pubblico, come invece dispone la legge, e senza rispettare la cadenza temporale che la norma impone, a pena di archiviazione del procedimento che invece è andato avanti come se nulla fosse con integrazioni arrivate anche dopo un anno e mezzo quando il limite massimo è di 180 giorni». Il Forum aggiunge che il dirigente Longhi della Regione Abruzzo ha riconvocato per il 20 dicembre la conferenza dei servizi per discutere anche dell'autorizzazione "in sanatoria" dei pozzi, annullando il procedimento amministrativo aperto contemporaneamente da un altro dirigente della Regione, Misantoni (con tanto di pubblicazione sul Bura il 6 novembre scorso), «riportandolo sotto la procedura autorizzativa unica Paur nata con la Via del nuovo e diverso impianto di trattamento dei rifiuti quando la stessa ditta riconosce che i pozzi servono esclusivamente l'impianto esistente. Peccato che, ammesso e non concesso che questa riunificazione sia legittima, la legge sulla Via imponga che tutte le autorizzazioni richieste con il procedimento unico debbano essere rese note ed elencate fin dall'inizio dalla stessa ditta proponente». Per il Forum, insomma, il procedimento autorizzatorio è viziato fin dall’inizio e l’associazione promette ricorsi giudiziari. Quanto alla Wash Italia, il Centro le ha richiesto di esplicitare la propria posizione ma al momento questa presa di posizione non è arrivata.
Dal canto suo il consigliere regionale pentastellato, Marco Cipolletti, investe della questione il dirigente Longhi facendolo partecipe di alcune osservazioni di principio e diritto per fare in modo che, prima di procedere alla fase decisoria, il funzionario possa valutare alcuni elementi ostativi al progetto.
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