Continua l’odissea dell’Idra Q: la nave è bloccata in Gambia

9 Maggio 2015

La polizia si rifiuta di eseguire la sentenza di dissequestro La disperazione di Liberati: solo Dio ci può aiutare

MARTINSICURO. Non trova fine l’odissea del motopeschereccio oceanico Idra Q. sequestrato in Gambia a fine febbraio per la presunta violazione delle dimensioni di una rete presente a bordo. Dopo la sentenza di dissequestro emanata dal giudice la scorsa settimana, ieri la Italfish di Martinsicuro, società armatrice, fa sapere che «la polizia si è opposta all’esecuzione della sentenza». E così la nave resta bloccata nel paese con il suo equipaggio: a bordo ci sono 25 persone, tra cui il comandante Sandro De Simone di Silvi, (che è stato anche due settimane in carcere), il direttore di macchina Massimo Liberati di San Benedetto del Tronto, che ha passato una settimana in prigione, e il nostromo Vincenzino Mora di Torano Nuovo.

«La nave», spiegano dalla società, «è ancora sotto sequestro, con tutti a bordo. Si sono rifiutati di restituire i passaporti. Sapendo di avere ragione, avevamo scelto la strada giudiziaria, pur consapevoli dei rischi in uno stato africano. Abbiamo avuto ragione, c’è stata una sentenza e ora le autorità locali si rifiutano di eseguirla. Abbiamo già informato la Farnesina, attraverso l'ambasciata in Senegal». Che la situazione sia difficile lo si capisce dalle parole disperate che ieri Liberati ha scritto sul suo profilo Facebok: «Solo se Dio esiste riusciremo a tornare a casa», parole dettate probabilmente da un momento di particolare sconforto. L’imbarcazione avrebbe dovuto lasciare lunedì il porto di Banjul con destinazione Dakar, in Senegal, dove la società armatrice ha una base operativa. Da lì i tre italiani avrebbero fatto ritorno in patria con un aereo e avrebbero finalmente potuto riabbracciare i familiari. Ma già lunedì scorso erano sorti dei problemi burocratici che aveva fatto slittare la partenza della nave; poi il rifiuto di riconsegnare i passaporti da parte delle autorità di polizia del Gambia. Ad oggi, di fatto, l’imbarcazione è ancora sequestrata nel porto africano. I motivi di questa decisione non sono chiari, ma sembra che, nonostante la sentenza, la controversia fra la società armatrice e le autorità gambiane sia ancora in atto. Secondo alcune voci, non confermate, i militari che per tre mesi hanno piantonato la barca in porto avrebbero chiesto un nuovo processo per l’imbarcazione.

Sandro Di Stanislao

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